Gatto entra nel Duomo di Pisa e scatena il caos

Una storia  abbastanza surreale arriva da Pisa, dove un gatto si è introdotto nel Duomo di Pontedera nella giornata del 3 giugno scorso, scatenando letteralmente il caos! Quando il sacerdote, Don Piero Dini, si  accorto della presenza del felino, ed ha cercato di mandarlo via, è stato aggredito con morsi e graffi. Ma vediamo di ricostruire questa storia, a tratti divertente.

gatto arrabbiato

 

Spray all’ossitocina per cani aggressivi

ossitocina

Se il vostro cane è territoriale e non molto amichevole con gli altri amici a quattro zampe, ecco un prodotto che fa al caso vostro: uno spray a base di ossitocina che renderà Fido dog friendly con gli altri pelosini. Il principio attivo di questo spray è appunto l’ormone dell’ossitocina , una sostanza che se spruzzata ed annusata dai cani, li rende amichevoli e tranquilli. Miho Nagasawa, tra gli inventori di questo nuovo prodotto spray studiato nell’Università di Tokio, spiega:

Cane Margot, un talento del disc-dog

cane Margot talento disc-dog

Margot è oggi un vero talento del disc-dog, ma ha alle spalle una storia fatta di maltrattamenti. Salvata da un canile-lager del Sud, dopo una prima adozione, che non ha funzionato, è approdata al Rifugio di Cavour a Torino dove si è fermata per circa 6 mesi. Dopo una seconda adozione andata male è nuovamente tornata in rifugio, ma quando tutto sembrava perso, Margot fa un incontro speciale…

Cani di piccola taglia più aggressivi secondo uno studio

Cani di piccola taglia

Uno studio condotto dall’Università di Sydney, in Australia, ha rivelato come i cani di piccola taglia siano più aggressivi rispetto a quelli più grossi: in particolare gli studiosi hanno dimostrato come più il cane è piccolo e più tenderà ad essere aggressivo ed a montare persone, oggetti, altri animali. L’università che ha condotto lo studio ha basato le proprie ricerche su un campione di circa ottomila cani, composti da circa ottanta razze diverse: lo studio è stato poi pubblicato sulla rivista PlosS One. Paul McGreevey della facoltà di veterinaria commenta:

La convivenza tra gatti

Se da pochi giorni la vostra casa è stata allietata dall’arrivo di un tenero micio, in un luogo dove però si trovava già un altro felino, è comprensibile che siate preoccupati da questa convivenza della quale ancora non si conoscono bene gli esiti finali.
Nello stesso tempo, però, siete molto felici di aver compiuto un gesto importante adottando un gatto che magari senza di voi, avrebbe avuto un destino ben diverso e certamente meno fortunato. Cominciate, in tal modo, a pensare e, soprattutto, a sperare che i due amici a quattro zampe possano divertirsi insieme, soprattutto quando siete fuori casa e vivere mille avventure che li possano legare indissolubilmente per la vita.

Il gatto e l’aggressività

Quando avete avuto la gioia di incontrare per la prima volta il vostro amato gatto, lo avete preferito agli altri perchè era dolcissimo, bisognoso di coccole e particolarmente affezionato a voi, anche se non vi aveva mai incontrato in passato. Adesso pare che stia accadendo tutto il contrario. Si mostra totalmente distaccato e, addirittura, la sera quando rientrate non viene più semplicemente ad accogliervi felice, salutandovi. Quasi sempre, quindi, resta indifferente nella sua cuccia, quasi sordo ai richiami del padrone e, non di rado, sembra far di tutto per indispettirvi. Avete, persino notato che tende a nascondersi, come se volesse proprio evitare ogni contatto con il mondo esterno.

Dopo aver creduto, all’inizio che vi stavate sbagliando, adesso pensate proprio che c’è qualcosa che non va, ma cosa? E’ davvero il caso di preoccuparsi? Andiamo a valutare insieme quali potrebbero essere i motivi reali che lo hanno portato ad assumere tale atteggiamento perchè, del resto, gli animali lanciano spesso dei segnali che non sono casuali, ma non di rado non riescono ad essere percepiti.

Un pet troppo aggressivo

Nonostante l’amore per il proprio pet spesso sia in grado di “annebbiare” la mente di un devoto padroncino, in realtà tutti gli animali hanno tendenze aggressive, soprattutto se si sentono minacciati nella loro sicurezza o temono che venga privato loro un territorio conquistato a fatica.Persino le formiche, almeno quelle saltatrici, si lanciano verso l’avversario qualunque sia la sua mole, mentre i piranha, piccoli e apparentemente tranquilli sono in grado di usare verso i potenziali nemici una ferocia inaudita. Studi di natura sociologica recenti, che hanno preso ad esempio pure gli esemplari della fauna, hanno evidenziato come la tendenza a combattere, faccia parte di una delle quattro pulsioni vitali di ogni specie, insieme alla fame, alla riproduzione e alla paura.

Un cane che diventa aggressivo…perchè?

Tra i problemi comportamentali visibili immediatamente quando ci si trova di fronte a un cane, non si può non nominare l’aggressività, anche se, in realtà, un pò tutti gli animali tendono ad avere dei comportamenti inaspettati, soprattutto perchè sono diversi da noi e lo sono pure le loro reazioni. Sono gli uomini che tendono a trasformarli in esseri come loro, non rispettando le diversità e peculiarità. Persino le formiche sono in grado di attaccare i nemici in modo esagerato, se vedono in pericolo la loro salute. Insomma, si tratta di un atteggiamento indispensabile e comune a tutti gli esemplari presenti sulla terra, per salvaguardare la specie. In natura, ogni creatura vivente, si scontra per la posizione di leader, per proteggere il territorio e i piccoli, per garantirsi il cibo o per difendersi dagli attacchi esterni. Ovviamente, il comportamento di un singolo animale, varia in base all’ambiente, al carattere e all’educazione ricevuta dall’eventuale padrone. Non ultimo, dipende pure dallo stato di salute fisico e mentale.

Cani come i padroni: obesi e stressati

cane

Si dice spesso che un animale domestico, ancora di più un cane, somigli al padrone ed in parte è vero quanto buffo, vedere un pet magro accanto ad una donna al limite dell’anoressia e uno dall’aria insolente, portato al giunzaglio da un antipatico personaggio. Ovviamente, non è sempre così, ma pare che il noto clichè sia diventato reale più che mai e gli amici a quattro zampe sono sempre più stressati e obesi, proprio come gli esseri umani distrutti da traffico, lavoro e soldi che non bastano. Uno specchio, insomma, che riflette i problemi di una società: anche questo è segno di grande sensibilità, del resto.

American Pit Bull Terrier, il bellissimo cucciolone dello Staffordshire

American Pit Bull Terrier (15)

Lo Staffordshire Terrier prende il nome dall’aspra regione inglese percorsa da torrenti e popolata da coriacei minatori, ma non è nè uno scavatore nè un perlustratore di tane, bensì un combattente di rango. Fu originariamente selezionato perchè si cimentasse sui pit, i ring di combattimento del XIX secolo, e il suo ardimento lo rese popolare anche in America. Questo cane è il prodotto dell’incrocio tra il Bulldog e il Fox Terrier: dal primo ha preso la pesantezza del solido corpo, dal secondo la tenacia e l’agilità. Una volta giunto negli Stati Uniti divenne noto come Yankee Terrier o come American Pit Bull Terrier, nome con cui ancora oggi è conosciuto nella maggior parte dei continenti.

In America prese una taglia maggiore e una conformazione migliore, ma ancora oggi durante le esposizione i due esemplari, quello originario inglese e questo nuovo americano, vengono giudicati e considerati come un’unica razza.

Il Pit Bull è un esuberante lottatore, un buon cane da guardia e un individuatore di furfanti, tutte accezioni che non hanno niente a che vedere con “cane naturalmente cattivo e aggressivo”. Si dice che il Pit Bull sappia avvertire e riconoscere l’intenzione maligna da certi segni ambigui del comportamento delle persone, e l’unica cosa che gli si può contenstare è che non spreca molto tempo o energie per chiedersi i motivi di questa malignità percepita. E’ capace, dopo una veloce occhiata all’uomo o alla bestia in questione, di passare subito alla strategia titenuta necessaria al caso che gli si para davanti.

Padrone aggressivo, cane aggressivo

cani aggressiviTale padrone, tale cane. E’ proprio il caso di dirlo. E finchè si tratta di eredità positive, come allegria e giocosità ci può anche stare. Ma se parliamo di aggressività il discorso si fa un tantino più delicato. Recenti studi hanno dimostrato che un comportamento aggressivo da parte del proprietario del cane ha ripercussioni sullo stesso animale, che tenderà, con maggiori probabilità, a sviluppare lo stesso atteggiamento ostile e rabbioso.

Lo studio, realizzato tramite un sondaggio sommistrato dai ricercatori dell’Università della Pennsylvania ad un campione di proprietari di cani, ha riguardato principalmente il confronto sui vari metodi utilizzati per addestrare i cani aggressivi. Il team di ricercatori in veterinaria ha così scoperto che i cani aggressivi con molta probabilità continueranno a rimanere tali, a meno di un radicale cambiamento nelle tecniche di addestramento, di per sè troppo aggressive.

Doberman, il cane dell’esattore delle tasse

Doberman2

Nessuno forse poteva immaginare che un giorno il Doberman Pinscher sarebbe diventato il cane elegante e rassicurante che è adesso. La razza nasce da un particolare miscuglio, effettuato da Louis Doberman, in Gemania, intorno al 1860. Questo signore era un esattore delle tasse, che spesso si trovava ad avere a che fare non solo con chi non voleva pagare, ma anche con malviventi, girando in brutti quartieri. Decise di creare per sè un compagno da difesa, e incrociò esemplari di Rottweiler, Alano, Manchester Terrier e probabilmente anche Bauceron e Levriero Inglese. Venne fuori un cane cattivo e aggressivo, sempre pronto a scattare con estrema violenza, difficile da domare, tanto che la gente si chiedeva come si potesse pensare di tenerlo in casa.

Otto Geller “pulì” la razza, la rese più regale e meno aggressiva, e nel 1900 fu presentata con estremo successo alle mostre canine. Negli Stati Uniti pare che poi il Doberman divenne quello che conosciamo oggi, un cane armonico, molto bello, pronto a proteggere e ottimo come cane da guardia, il migliore tra tutti, ma di certo non una belva feroce e indomabile. E’ forse il cane per cui vale maggiormente il detto “non esistono cattivi cani ma cattivi padroni”.

Quello che i cani non dicono

cani linguaggioGesti, scatti, movimenti precisi, rituali, giochi. I cani non posseggono il dono della parola e noi non possiamo interpretare i segnali che ci lanciano quotidianamente paragonando il loro comportamento a quello umano. Quello che possiamo e dobbiamo fare è capire il loro modo di esprimersi, educarli fin dove e possibile e imparare a comunicare con loro nel migliore dei modi.

Le orecchie e la coda sono incredibilmente indicativi: le orecchie basse indicano preoccupazione e paura; dritte, attenzione; portate in avanti, allarme; la coda ferma denota inquietudine; sollevata e in movimento, sicurezza e gioia; bassa, insicurezza; tra le zampe, paura. Altro segnale chiarissimo, conosciuto da tutti e che non ci lascia molti dubbi sulla sua interpretazione è quello dell’intimidazione: labbra sollevate e ringhio.