
A Francoforte è stata da poco inaugurata la Egg Machine, apparentemente una macchina distributrice di uova fresche, come se ne trovano molte altre che offrono bibite, gadget o altri oggetti e cibarie. Ma a ben vedere, all’interno della macchina sono detenute delle galline. Vive. Si, dal video si vede bene di cosa stiamo parlando.
La macchina è un’invenzione della NOAH, ( si tratta di una organizzazione per i diritti degli animali) che l’ha prodotta in collaborazione con l’agenzia pubblicitaria Publicis Frankfurt. Obiettivo della macchina è sensibilizzare gli utenti sulla triste condizione delle galline che vengono allevate in batteria. L’intento, inutile dirlo, è buono: la macchina entra in funzione inserendo la somma necessaria per ricevere un uovo e spiega, in un breve messaggio, i quattro metodi in cui le galline vengono allevate.
In una scala da zero a quattro, dove zero sono i metodi meno cruenti in assoluto (l’allevamento a terra in spazio verde) fino al peggiore di tutti, l’allevamento delle galline in batteria. Nelle gabbie le galline sono schiave in tutto e per tutto: vengono stipate in spazi angusti, spesso di sono giusto un paio di centimetri tra un animale e l’altro, non possono aprire le ali, figuriamoci volare, non possono raspare (gesto naturale nelle galline), spesso non vedono nemmeno la luce.
Il signor Bernard Schol si è stancato di fare da mangiare ai bipedi, il suo lavoro era il ristoratore per bipedi con un locale a Bruxelles, adesso invece si è convertito in un cuoco per cani aprendo uno snack bar per clienti pelosi a quattro zampe.
La natura ha pensato proprio a tutto, ci sono delle
Il ciclo della vita è triste e crudele, non tutti amano gli animali, non tutti sono disposti a tenerli dopo la morte del padrone così l’associazione torinese DoggyBag sta progettando una casa di riposo per cani.
A Genova parte la campagna contro la leishmaniosi che coinvolgerà le farmacie del capoluogo Ligure. Una malattia spesso sconosciuta ma letale, nella penisola si contano, dal 1996 al 2007, una media di 160 casi annui di leishmaniosi viscerale e la forma più grave di infezione, nella variante umana.
Credevate di averle sentite e viste tutte? Vi sbagliate, 1.200 pecore sono state assunte nel varesotto al posto dei giardinieri con l’annoso compito di tosare l’erba.