Il microchip è obbligatorio per il riconoscimento dei cani

 
Giulia
17 settembre 2009
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cane

Dal primo gennaio del 2005 il microchip per il riconoscimento degli animali è diventato obbligatorio in tutta Italia: il vecchio tatuaggio è andato finalmente in pensione. Il tatuaggio infatti, oltre ad essere una pratica dolorosa per l’animale, sbiadiva facilmente e in molti casi diventava assolutamente illeggibile.

Il microchip, che deve essere impiantato ai soli cani di età superiore ai due mesi, consiste in un chip impiantato sotto la pelle, alla base del collo, fra le scapole sulla linea dorsale: la fissazione avviene grazie ai tessuti della pelle, che imprigionano il chip impedendogli di spostarsi. Nello specifico il microchip ha una dimensione esterna di circa 11 millimetri di lunghezza e 2 millimetri di diametro ed è contenuto in un ago monouso.

Il microchip dovrà essere impiantato unicamente da personale veterinario pubblico o liberi professionisti abilitati: ad ogni chip corrisponde un codice di registrazione all’anagrafe canina. In tutti i casi in cui viene ritenuto opportuno, il veterinario potrà grazie ad un lettore, leggere il numero di serie del microchip e rintracciare facilmente il proprietario.

Tale tipologia di strumentazione diventa perciò utilissima per contrastare la lotta al randagismo ed al fenomeno dell’abbandono estivo degli animali: con il microchip infatti ogni animale viene ricondotto ad un proprietario, rilevando in tal modo eventuali responsabilità.

Il costo di installazione del microchip è agevolato, proprio per garantirne la maggiore diffusione possibile: si aggira intorno alle 3,50 euro e si ritira presso il Comune in cui il cane verrà registrato o presso l’Ausl di competenza territoriale.

Si ricorda infine che tale pratica non nuoce all’animale: nè al momento dell’inserimento nè successivamente. Pur contenendo dei circuiti elettronici, questi sono inermi nel senso che non contengono energia interna: il tutto è inserito in una capsula sigillata per impedire la dispersione della materia interna o il contatto con la pelle ed i liquidi corporei. Il chip entra in funzione unicamente quando viene sollecitato dal lettore ottico, cioè quando c’è bisogno di effettuare una lettura.

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