Quando le feci dei cani finiscono in tribunale

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Cane in tribunale per feciLa stravaganza delle liti condominiali oramai non dovrebbe sorprenderci più, si finisce davanti al giudice anche per i bisogni di un piccolo cagnolino con risvolti investigativi che farebbero impallidire anche il team di C.S.I. Per un caso come questo l’America, più precisamente lo stato Virginia nella Contea di Fairfax, arriva a studiare il DNA al fine di smascherare un piccolo colpevole a quattro zampe, l’indiziato è Baxter un incrocio tra West Higland Terrier e Bichon frisée che potrebbe aver fatto i suoi bisogni dove non era consentito.

Gli Stati Uniti sono la patria dei processi, gli americani ricorrono con molta facilità al tribunale, nel caso Baxter sono stati scomodati metodi di investigazione da polizia scientifica. L’imputato, il proprietario del cane irrispettoso delle regole condominiali, ha investito ben 1200 dollari – al cambio attuale circa 860 euro – per difendersi dall’accusatore che ha raccolto testimoni e fotografie per documentare il “luogo del delitto”. I soggetti delle foto sono le feci del cane, che “riposano” in un prato condominiale.

Il caso giudiziario viene narrato dall’autorevole Washington Post che si chiede se Baxter sia o non sia il colpevole della vicenda che risale allo scorso aprile quando la signora Kimberly Zakrzewsky , casalinga che fa da dogsitter a Baxter, all’altezza dei condomini del Penderbrook Complex, viene osservata da Virginia Cornell, una distinta residente del quartiere esclusivo, che non ci pensa due volte e chiama la polizia lamentando la violazione della “pooper scooper law”, una legge americana che punisce la mancata raccolta delle deiezioni canine.

La signora Cornell impugna la macchina fotografica per documentare la violazione, e decide di denunciare il fatto aiutata anche da un testimone. Finita in tribunale la signora Zakrzewsky si difende spiegando che i bisogni non sono del cagnolino che portava al guinzaglio perché hanno una forma e una dimensione che non possono appartenere ad un cagnolino così piccolo. Ad avvalorare la sua ipotesi c’è anche il fatto che la signora porta sempre nella borsetta sacchetti di plastica e paletta, anche lei ha un testimone chiave: il marito. Tra le due famiglie non scorre buon sangue, la sorella di Virginia Cornell aveva accusato la Zakrzewsy di avere guidato in modo pericoloso negli spazi condominiali, accusa da cui fu completamente prosciolta, per il caso Baxter si vuole arrivare fino in fondo per questo è stata chiesta la prova del dna che, però, non verrà utilizzata perché la polizia – che ha sicuramente altri problemi – avrebbe speso una cifra alta per campionare i resti,analizzarli e produrre i referti alla corte.

Anche se sembra fantascienza la Bio Pet Vet Lab ha dato il via al progetto “Poo Prints“, atto a registrare il dna dei quattro zampe che frequentano un condominio in modo da poter confrontare le feci in un database per identificare il colpevole. I prezzi sono alti, 30 dollari per ogni dna registrato e 60 dollari per l’esame di ogni campione, nonostante il prezzo diversi condomini dei quartieri più residenziali di Washington hanno adottato questo stistema. Spiega il titolare della Bio Pet Vet Lab, Jim Simpson, che utilizzare il Poo Prints fa diminuire le infrazioni perché aumenta la certezza dell’identificazione del colpevole.
Rimaniamo in attesa, sicuramente incuriositi, della sentenza che verrà pronunciata.

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