Chi maltratta gli animali è un criminale potenziale

di Redazione Commenta

Chi maltratta gli animali è un potenziale criminale: ora c’è la prova scientifica. E’ quanto è emerso al convegno che si è tenuto a Roma presso la sede del Corpo forestale dello Stato in cui è stato presentato lo studio, ‘Zooantropologia della devianza’, fatto dalla ‪Forestale‬ con il Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria e l’Associazione ‪Link‬-Italia. Per la prima volta in Italia, è stato tracciato il profilo del criminale maltrattatore di animali:  gli abusatori sono maschi nel 96% dei casi e nel 27% minorenni. Lo studio ha evidenziato, tra l’altro, che la crudeltà sugli animali è spesso utilizzata come strumento di violenza psicologica sulle persone.

 

cani in gabbia

 

Che esista una correlazione precisa tra violenza sugli animali e altre devianze, è già documentato da studi internazionali, ma ora per la prima volta in Italia viene fornita la prova scientifica che il  maltrattamento sugli animali è un comportamento ‘spia‘ di pericolosità sociale e devianza criminale.

Lo dice lo studio condotto dal Nucleo investigativo per i reati in danno agli animali del Corpo forestale dello Stato e dall’associazione Link-Italia effettuato nelle carceri italiane, grazie alla collaborazione del Dap (il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) su un campione di 537 detenuti per reati diversi.

Di questi l’87% da minorenne ha maltrattato, ucciso o assistito a maltrattamenti e uccisioni di animali. Il 64% dei detenuti ha maltrattato animali da adulto; tra questi il 48% aveva già maltrattato animali da minorenne. Dai risultati dello studio emerge che gli abusatori sono maschi nel 96% dei casi e nel 27% minorenni.

La ricerca fatta sia nelle carceri, che in centri di recupero dalle dipendenze patologiche, comunità per minori, o di assistenza alle vittime, ha evidenziato che l’età media in cui si manifesta la crudeltà su animali è tra i 4 e i 5 anni.

Il maltrattamento di animali – spiega Francesca Sorcinelli, presidente Link-Italia – è una spia di pericolo sociale, sintomo di una potenziale situazione esistenziale patogena e predittiva di comportamenti devianti o criminali (come omicidio, stupro, stalking o rapina). Infatti è stato inserito dall’Oms fra i sintomi del disturbo della Condotta, che è l’anticamera del disturbo antisociale in età adulta. Per questo le istituzioni e le organizzazioni sociali, devono educare ad atteggiamenti positivi verso gli animali”.

Assassini, stalker, partner violenti, esponenti della malavita organizzata, hanno spesso in comune un comportamento violento verso gli animali. Dal rapporto ‘Zooantropologia della devianza’ inoltre è emerso che negli ambiti domestici dove sono maltrattati gli animali, le donne nel 65% dei casi evitano o rallentano l’allontanamento da casa per paura di ciò che il parner abusatore potrebbe fare ai propri animali. Nel 16% dei casi il maltrattamento su animali ha avuto come escalation un omicidio su persone.

Il maltrattamento fisico di animali – specifica Francesca Sorcinelli, presidente LINK-ITALIA – è anche utilizzato come strumento di violenza psicologica nei confronti delle persone, per creare un clima di controllo e potere, da parte del carnefice sulla vittima umana”

Conclude Donato Monaco, dirigente superiore del Corpo forestale dello Stato:

Lo studio ci fornisce ulteriori elementi per proseguire il cammino intrapreso contro la violenza sugli animali e aiuta chi si occupa di contrastare altre tipologie di reato altrettanto significative e pericolose dal punto di vista sociale.

 

Fonte corpoforestale.it e ansa.it/

Foto pixabay.com

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