Il Pelvicachromis Pulcher

Pelvicachromis_pulcher_2976_FabioNicora

Tipico dei fiumi dell’Africa Occidentale, il Pelvicachromis Pulcher è un bellissimo e colorato ciclide che, una volta in acquario, da all’acquariofilo molte soddisfazioni sia in fase di allevamento che di riproduzione.

L’allestimento della vasca per questo pesce prevede radici di torbiera alle quali legare piante africane tipiche come Anubias e Bolbitis, ma possono essere utilizzate anche  Microsorum e Vesicularia. Ottima anche la Vallisneria, soprattutto se piantata vicino alla parete posteriore della vasca. Fondamentale è inoltre la presenza di ripari sicuri come le noci di cocco aperte, che permettono un più facile adattamento e, in un secondo momento, forniscono la tana giusta per la riproduzione. La vasca dovrebbe essere di almeno 75 litri, ma sarebbe meglio acquistarli per vasche da 100 litri o più grandi.

I valori dell’acqua non sono estremi come quelli per altri pesci, e il Pelvicachromis si adatta bene anche ad acque simili a quelle del rubinetto delle nostre case (ricordiamoci sempre di trattarla con un buon biocondizionatore che permetta di rimuovere metalli pesanti e altre sostanze pericolose come il cloro). Possiamo quindi supporre acidità (Ph) vicino al 7, durezza totale (Gh) tra 5 e 15, durezza carbonatica (Kh) tra 5 e 10, anche se i valori tipici del loro biotopo sono piuttosto diversi (Ph 6,5, Gh tra 1 e 5, Kh tra 1 e 5).

Le alghe in acquario: come prevenirle

aponogeton-ulvaceus 

Uno dei motivi che più spesso influisce sulla resa del neoacquariofilo e l’abbandono di questo splendido hobby è l’invasione delle alghe nel nostro acquario. Eppure sono sufficienti pochi accorgimenti per contrastare l’avanzata di questi ospiti sgraditi.

I nutrimenti sciolti in acquario, insieme alla luce e all’anidride carbonica, sono le variabili che influiscono sulla crescita sana delle piante. Nel momento in cui questi fattori non sono bilanciati, ecco che le alghe trovano spazio per crescere e proliferare. Le spore vengono di solito introdotte in acquario tramite piante, acqua di trasporto dei pesci o arredi provenienti da altre vasche.

Sono organismi semplici (basti pensare che sono stati i primi ad utilizzare la clorofilla e ad effettuare la fotosintesi clorofilliana) che hanno esigenze molto simili a quelli delle piante, per cui evitiamo di introdurre prodotti miracolosi contro le alghe: molto probabilmente, nuoceranno seriamente anche alla vegetazione. La regola d’oro per combattere le alghe è: prevenzione prima di tutto. Non dobbiamo lasciare spazio alla loro proliferazione, per cui occorre seguire alcune semplici regole.

Un acquario in regalo? Niente panico!

acquario

Certo non è un regalo usuale ma può capitare che per le festività natalizie si riceva in regalo un bell’acquario: per provvedere al meglio alla sua cura ed entrare nell’affascinante mondo dell’acquariofilia, ecco alcuni consigli pratici ed indispensabili. Per prima cosa occorre preparare un sistema di filtraggio meccanico o biologico in grado di smaltire le sostanze inquinanti che possono essere letali per i futuri ospiti. Fatto ciò si può passare alla fase più interessante dell’acquario, quella dell’allestimento.

Scegliamo la tipologia di habitat che vogliamo ricreare e di conseguenza la tipologia di materiali e piante che andranno utilizzate: in tal modo si creano condizioni facilmente gestibili e presto in grado di ospitare la fauna che abbiamo scelto. Dipendentemente dalla tipologia dei pesci, dovremmo scegliere tra ghiaia, sabbia, o fondo morbido, fertilizzato o non fertilizzato, arredi come leglio di torbiera oppure ciotoli, muschi e piante oppure solo pietre per ricreare biotopi tipici.

A questo punto entra in gioco la qualità che ogni acquariofilo deve avere: la pazienza! Occorrerà far maturare la vasca ed attendere che la flora batterica ed i valori chimici dell’acqua si stabilizzino per diventare ospitali: lo ricordiamo ancora una volta, è meglio attendere tra le quattro e le sei settimane prima di introdurre le prime specie di pesci, crostacei o gasteropodi, che diversamente andrebbero incontro a forte stress, potenziali avvelenamenti e quindi alla morte.

Il Microgeophagus Ramirezi

ramirezi

Un bellissimo ciclide nano sudamericano che ormai da anni fa parte degli ospiti delle vasche di mezzo mondo è il Microgeophagus Ramirezi (ex Apistogramma Ramirezi), un simpatico e coloratissimo pesce che da solo può cambiare il volto di un acquario.

Si tratta di un pesce territoriale, come tutti i ciclidi, ma non risulta essere particolarmente aggressivo al di fuori del periodo di riproduzione, per cui ben si adatta in vasche abitate anche da altri pesci. Di dimensioni ridotte (6 cm per la femmina, 7 per il maschio), abita acque non troppo dure (Gh tra il6 e il 10), leggermente acide (Ph 6,5 circa) e temperatura attorno ai 25° C. necessità di acqua con inquinanti ridotti al minimo, dato che soffre particolarmente la presenza di nitrati nell’acqua e di altre sostanze nocive. Consigliamo quindi cambi frequenti e controlli al filtro, che deve lavorare sempre nelle migliori condizioni.

Il dimorfismo sessuale tra maschi e femmine è piuttosto evidente: a parte le dimensioni, la femmina è leggermente meno colorata del maschio, ha i primi raggi della pinna dorsale più corti ed è caratterizzata da ventre rosato.
A causa della sua diffusione, è stato a lungo protagonista di veri e propri esperimenti genetici, che hanno portato sul mercato varietà di colori particolari (completamente dorati, blu, ecc), pinne a velo o baloon. Come sempre, sconsigliamo l’acquisto di questo tipo di pesce, che risulta essere spesso più debole e meno longevo delle varietà comuni.

Il pesce rosso, il pet ideale

pesce rossoIl pesce rosso è l’animale domestico ideale per chi è alle prese per la prima volta con un pet. La sua cura non è eccessivamente pretenziosa e non richiede molto tempo né una lunga esperienza, al contrario di quanto avviene per altri tipi di pesci e per gli amici a quattro zampe, per non parlare dei rettili. Resistente e facile da gestire, il pesce rosso, se curato adeguatamente, può vivere a lungo. Un modo per soddisfare la voglia di pets dei bambini quando non si vuole concedere loro un cane, un gatto o un animale che richiede più dispendio di tempo, denaro, energia e spazio.

Prima di acquistare un pesce rosso, fate ricerche approfondite. Acquistate da un negozio affidabile. Quando si sceglie un pesce da una vasca in un negozio è importante controllare in che stato sia. È sporco? L’acqua è torbida? Guardate da vicino i pesci nell’acquario. Se galleggiano in superficie, si muovono troppo lentamente o troppo velocemente, l’acqua potrebbe essere contaminata e il pesce malato. Scegliere sempre i pesci che sembrano più vivaci contenuti in acque rigorosamente pulite.

Malattie dei pesci, parte terza

Pesci_Chirurgo_e_Idolo_Moresco

Nel nostro ed ultimo appuntamento per scoprire le malattie dei pesci d’acquario e cercare di combatterle, ci occuperemo dell’affanno: se notiamo i nostri pesci nuotare a pelo d’acqua e boccheggiare, significa che vi è una carenza di ossigeno nella vasca. Tale mancanza può essere causata sia dalla scarsa pulizia della vasca sia dal sovraffollamento oppure da una ossigenazione sbagliata.

Lo Shimmyng è invece provocato da un aumento del ritmo respiratorio: si verifica soprattutto se il pesce soffre di freddo nella vasca o versi in uno stato di shock. Il moto è troppo ondeggiante, talora vibratorio, ed il pesce fatica concretamente a nuotare e ad avanzare: in tali casi è importante aumentare la temperatura poco a poco fino a quando il pesce non si sia stabilizzato.

Tale instabilità e perdita di equilibrio si verifica quando il pesce non è in grado di stabilizzare la sua posizione nell’acqua: oltre alla causa delle malattia indicata sopra, tale sintomatologia può essere causata da un disturbo della vescica natatoria. Tali disturbi si verificano a causa della tossicità dell’acqua, contusioni degli organi interni o ancora a causa di infezioni batteriche e sbalzi di temperatura. Nel caso i cui questa, disgraziatamente si rompa ed il pesce resta sul fondo, non vi è purtroppo soluzione alcuna: negli altri casi meglio isolare il pesce in modo che questo si ristabilizzi, evitare soprattutto di provocargli paure e stress.

Malattie dei pesci parte seconda

pesci

Continuiamo a parlare delle malattie che maggiormente possono colpire i pesci all’interno dell’acquario: oggi ci occuperemo dell’Oodinium, che altri non è se non l’equivalente dell’ittioftiriasi negli acquari marini. La differenza nel caso di acquario tropicale è che le macchie possono anche assumere un colore rosso scuro, anziché essere a puntini bianchi come nel caso dei pesci di acqua dolce. Il parassita tende ad attaccarsi al corpo del pesce: il batterio si materializza o quando vi è un nuovo pesce che viene introdotto in vasca oppure a causa di repentini sbalzi di temperatura esterna che influiscono nonostante il riscaldatore tenda a mantenere la temperatura costante.

Il manifestarsi della malattia è simile a quella precedentemente trattata: il pesce manifesta difficoltà respiratorie, tenderà a strisciare contro gli oggetti e poi si manifesteranno i puntini, occorrerà quindi somministrare un medicinale specifico e cambiare l’acqua dell’acquario, inserendo il carbone attivo nel filtro per pulire e filtrare bene l’acqua.

Altra malattia che può colpire i nostro pesci sono i funghi come la Saprolegnia, che provocano il manifestarsi sul pesce di una sorta di chiazza bianca come se fosse di ovatta. Tale infezione micotica colpisce molto frequentemente i pesci rossi: la cura è semplice, antibiotici specifici da sciogliere in acqua o bagni salati. Nel caso di localizzazioni specifiche (come lungo la bocca), trattare solo la zona colpita.

Pterophyllum Scalare: la riproduzione

scalare3

La riproduzione dei pesci nella propria vasca è sempre uno degli obiettivi dell’acquariofilo; proprio per questo, e per i comportamenti tipici della razza, i ciclidi sono tra i più amati. Lo scalare, da principe dei ciclidi, non fa ovviamente differenza: oltre ad essere uno splendido pesce, è uno dei ciclidi più interessanti da vedere durante la fase delle cure parentali.

Prima di tutto, occorre fornire ai riproduttori un’acqua con parametri simili ai seguenti: temperatura 27-30° C, durezza complessiva 5-10° dGH, durezza carbonatica 3-5° dKH; pH 6.5-7, No2 non misurabili, NO3 inferiori a 10 mg/l. Oltre a questo, occorre fornire una piantumazione tale da consentire la creazione di nascondigli per la deposizione delle uova, che avverrà su superfici lisce e riparate.

Se lo scopo ultimo dell’acquarifilo è la riproduzione, occorre acquistare 5 o 6 giovani esemplari ed attendere la formazione di una coppia stabile: si noterà la coppia nuotare sempre più in disparte, scacciando gli altri dal territorio scelto per la riproduzione. A questo punto, la coppia posta nelle condizioni inizierà i rituali di accoppiamento: l’affiatamento della coppia sarà riscontrabile dopo la terza o quarta riproduzione, quando saremo sicuri che la coppia è in grado di accudire alla prole, oltre a deporre e fecondare le uova.

Pterophyllum Scalare, parte I

Scalari_6

Oggi conosceremo un nuovo pesce, noto agli acquariofili di tutto il mondo da 100 anni, lo Scalare (detto ache comunemente Angel Fish) è uno dei Ciclidi più diffusi per le sue caratteristiche fisiche e comportamentali: l’analisi di oggi verterà sul biotipo e sul comportamento.

Pesce estremamente affascinante, è diffuso in diverse zone del Sudamerica (Venezuela, Brasile, Perù, bacino del Rio delle Amazzoni) dove vive in anse e baie con scarsa corrente d’acqua e ricche di vegetazione. Vivono in branchi composti da 10-20 individui, in acqua caratterizzata da pochissimi minerali disciolti, pH acido e temperatura media intorno ai 28/30° C.

In acquario, lo Scalare necessita di spazio libero per il nuoto: meglio quindi piantumare la vasca su i lati e sul fondo, arredando il centro della vasca con legni di torbiera, tronchi e sassi, in modo da consentire alle coppie che si formeranno di dividersi il territorio. L’acquisto di questo pesce prevede almeno 6 esemplari per garantire la formazione di una coppia stabile, per cui la vasca dovrà avere dimensioni di almeno 100x50x40 cm, con acqua che, soprattutto per la riproduzione dovrà avere: temperatura 27-30° C, durezza complessiva 5-10° dGH, durezza carbonatica 3-5° dKH; pH 6.5-7, No2 non misurabili, NO3 inferiori a 10 mg/l.

Le malattie dei pesci d’acqua dolce

botia2

I nostri pesci, contenuti all’interno della vasca e dunque in un ambiente protetto, possono comunque essere soggetti a malattie: spesso si tratta di patologie semplici da curare e di facile diagnostica. Di seguito analizzeremo le malattie più comuni che possono colpire i pesci di acquario. L’Ittioftiriasi è la malattia più comune nei pesci di acqua dolce, ed è anche comunemente chiamata la malattia dei puntini bianchi.

L’ittioftiriasi è causata dalla presenza di un protozoo intradermico che si manifesta in caso di sbalzi di temperature o stress dovuto al trasposto o ancora a causa di un indebolimento del sistema immunitario generato da una cattiva gestione della vasca, soprattutto in considerazione delle condizioni ambientali. Questo parassita, il cui nome scientifico è Ichthyophthirius multifilis, penetra all’interno dell’epidermide del pesce e li si posiziona fino a quando decide di abbandonare il pesce per riprodursi cercando un altro animale.

Come riconoscere se un pesce è malato? Il proprietario dell’acquario deve prestare molta attenzione al comportamento del pesce: se questo infatti tende a strofinarsi sugli oggetti che si trovano nella vasca, o ancora se nuota con difficoltà o a pelo d’acqua (sintomo chiaro di difficoltà respiratoria), è probabile che l’ittioftiriasi si sia manifestata.

I guppy

fancy_guppy

Oggi conosceremo il Poecilia reticulata, conosciuto solitamente come Guppy o Lebistes, si tratta di un piccolo pesce d’acqua dolce della famiglia Poeciliidae: si tratta di un pesce originario del sudamerica che vive in acque tropicali (23-24 °C) ed è diffuso soprattutto in stagni, laghetti, laghi, fiumi e canali. Si tratta infatti di una specie che sopporta egregiamente diverse concentrazioni di salinità.

I guppy presentano dimorfismo sessuale: il maschio è piccolo circa 3,5 centimentri, di colorazione bruno chiaro, semitrasparente, con chiazze arancioni, blu e verdi dai riflessi metallici. La femmina invece ha il corpo più lungo, circa sei centimetri, e una colorazione uniforme di colore grigio-bruno, tendente al giallo trasparente.

In ogni caso vi sono diverse varietà di tale pesce, la più nota è il guppy endler che si trova in alcuni bacini del Venezuela e si distingue per avere sul corpo strisce di vario colore, soprattutto blu e arancio e di dimensione ridotte rispetto al guppy classico.

Fertilizzazione delle piante d’acquario

echinodorus 

Le piante all’interno dell’acquario sono estremamente importanti, la loro cura è delicata e necessita di attenzioni per non dover poi lottare con la crescita delle alghe e la conseguente spossatezza delle piante. I fertilizzanti, indispensabili per la corretta crescita delle piante, vanno usati con accortezza, in particolar modo nelle prime applicazioni: le dosi vanno infatti calibrate a seconda della grandezza dell’acquario.

Il fertilizzante non deve contenere o apportare troppo ferro alla vasca: occorre pertanto verificare che nell’acqua non si accumuli troppo ferro. Tale analisi è facilmente fattibile grazie all’uso di un kit per la determinazione del ferro che è facilmente acquistabile in qualsiasi negozio di animali: a questo punto attraverso il kit potremo verificare quanto ferro è contenuto nella vasca dopo l’uso del fertilizzante, tenendo presente che l’ideale è una quantità di ferro in acqua non superiore a 0,05-0,1 mg/l.

Se trascorse almeno 24 ore il ferro non è stato assorbito, allora significa che è stato sbagliato il dosaggio del fertilizzante e le piante non sono in grado di assorbirlo tutto, lasciando quindi alle alghe campo libero. In linea di massima si consiglia di fertilizzare il fondo piuttosto che l’acqua: tale operazione infatti permette l’accumulo dei nutrimenti ivi contenuti in una zona estranea alle alghe. In ogni caso la decisione deve basarsi esclusivamente sulle tipologie di piante presenti in vasca, poiché infatti vi sono piante che non assumono i nutrimenti dalle radici.

La corretta alimentazione dei pesci

acquario

Per una corretta crescita e un’ottima salute, i pesci delle nostre vasche necessitano di sostanze diverse e di un’alimentazione varia ed equilibrata. Partiamo dal presupposto che per quanto possano essere di alta qualità, i mangimi commerciali che troviamo nei negozi non saranno mai in grado di fornire tutte le sostanze necessarie, per cui può essere consigliabile integrare con cibo vivo, verdure fresche e vitamine Una classificazione degli alimenti può aiutarci a capire come fornire una dieta equilibrata ed il più possibile varia ai nostri pesci.

Mangimi secchi: sono l’alimento principale (e spesso, purtroppo, unico) di pesci e crostacei d’acquario. Facili da reperire, variano come formato; possiamo trovarli come granuli, pastiglie, pellets o scaglie, da utilizzare a seconda di quale si adatta di più alle esigenze degli ospiti dell’acquario. Come già detto, anche quelli di alta qualità sono carenti, nel lungo periodo, di sostanze, anche a causa del deterioramento chimico causato dal contatto con l’aria. Occorre somministrarlo 2 o 3 volte al giorno in quantità tali da essere consumato in pochissimo tempo, dato che quello non mangiato si decompone ed inquina l’acqua.

Cibo liofilizzato: si tratta di piccoli organismi seccati e compattati, in modo da essere facilmente somministrabili. I processi di liofilizzazione consentono di avere un maggior apporto nutritivo rispetto ai cibi disidratati, risultando però anche più pesanti da digerire. Meglio quindi non esagerare nella somministrazione.

Accessori acquario: lo schiumatoio

Acquario

Cercare di ricreare in acquario le stesse condizioni che si riscontrano in natura, nel mare, è una delle regole più importanti per riuscire ad allevare pesci ed invertebrati con successo: per riuscire in questo intento la tecnologia ci viene in aiuto grazie a strumentazioni sofisticate e macchinari che ci permettono di far crescere l’acquario nel migliore dei modi. Lo schiumatoio è uno strumeno fondamentale per risolvere uno dei principali problemi che fino a qualche anno fa aveva reso difficile e destinata a pochi l’acquariofilia marina:  l’eliminazione dei sali inquinanti come i nitrati o i fosfati.

Tali sali si accumulano solitamente nell’ acqua a seguito dell’ azione dei filtri ossidanti e purtroppo contribuiscono alla creazione di condizioni non idonee: lo schiumatoio è uno strumento da pochi anni a nostra disposizione, nato per trattare spazzatura e solo successivamente utilizzato negli impianti di acquacultura. Il funzionamento dello schiumatoio è quello di riprodurre il movimento delle onde che si infrangono sulla spiaggia e che portano con se, mediante la schiuma, le sostanze organiche disciolte nell’acqua.

Si tratta di un principio semplice ma fondamentale: lo schiumatoio produce delle microbollicine che vengono immesse insieme all’ acqua in una colonna di contatto, a tali bollicine aderiscono le molecole organiche derivate dagli escrementi dei pesci, le quali si depositano in un apposito contenitore. In questo modo le molecole organiche vengono estratte fisicamente dall’acqua e non viene consentito loro di trasformarsi in Nitrati e Fosfati, che osno appunto dannsoi per la salute di piate e pesci!