Vivisezione in Italia, cambierà qualcosa con l’emendamento alla direttiva europea?

di Redazione 4

Il 2012 è l’anno decisivo per i cambiamenti in abito legislativo che regolano l’uso degli animali per la sperimentazione. Dopo le accese polemiche sull’impiego di cani e gatti randagi, nel pieno della battaglia per chiusura dell’allevamento-lager di Green Hill, l’Italia, così come gli altri paesi dell’Unione Europea, sono chiamati a mettersi in linea con la direttiva comunitaria entro il prossimo 10 novembre.

Alla Camera dei deputati, infatti, è stato appena approvato un emendamento che fissa i criteri vincolanti di recepimento della direttiva che il Governo dovrà, volente o nolente, rispettare nella stesura e nell’approvazione del testo di Decreto Legislativo. Si tratta dell’articolo 16 del testo al voto dell’Aula di Montecitorio in questa settimana.

Le associazioni animaliste e per la ricerca Enpa, I-Care, LAV, Leidaa, Lega difesa del cane, Limav e Oipa sostengono l’emendamento, pur con i suoi limiti e sperano che, una volta approvato, non vi sia un recepimento-fotocopia del testo europeo, come sta già accadendo negli altri Stati.

La chiusura di Green Hill, il divieto di alcune forme di sperimentazione sugli animali, l’incentivazione dei metodi alternativi, tutto questo è possibile e sarebbe per l’Italia un grandissimo passo avanti e un segno di civiltà, chiaramente con l’obiettivo futuro dell’abolizione della vivisezione.

La sperimentazione animale, infatti, è una pratica sempre più osteggiata, tanto dalla scienza che dall’opinione pubblica. Mai come negli ultimi mesi le proteste contro l’utilizzo di animali nella ricerca hanno preso eco nei media e nella popolazione e votando a favore di questo emendamento sarà possibile tutelare finalmente tutte le cavie nell’ottica di raggiungere il traguardo di una ricerca senza animali.

Come ha spiegato Gianluca Felicetti, presidente LAV:

Chi contrasta questo emendamento è chi vuole, di fatto, continuare a fare di tutto, su tutti gli animali, e continuare a tenere aperti allevamenti come quello di Green Hill in Lombardia. Questo è il miglior risultato ad oggi ottenibile dalla politica italiana. Ringraziamo quindi i deputati che contro la politica del “tanto peggio tanto meglio” stanno riuscendo a ottenere un importante risultato che ora andrà confermato dall’Aula di Montecitorio e sarà un positivo esempio da seguire per tutti gli altri Paesi come dimostrano normative di tutela degli animali in altri campi, altro che delocalizzazione questa è costruzione di un futuro migliore. Per l’utilizzazione dei randagi, infine, l’Italia ha già in vigore il divieto del loro utilizzo, contenuto fin dal 1991 nella Legge 281 su cani e gatti che andrà notificato a Bruxelles per poter continuare ad essere vigente in Italia, un atto questo che consideriamo scontato.

Via|Enpa; Photo Credit|ThinkStock

www.enpa.it

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