Suore di Viterbo, da adesso accoglienza anche per i cani guida 

di Fabiana Commenta

Tutto è bene quel che finisce bene: anche i cani guida potranno essere accolti all’interno della Casa di Lazzaro, struttura di Acquapendente in provincia di Viterbo.

Sono grata a suor Amelia Cerchiari per una decisione di grande civiltà. Tutti noi apprezziamo molto il gesto della responsabile della Casa di Lazzaro che ha fatto un gesto concreto di inclusione, mostrando apertura e disponibilità verso le esigenze del prossimo. Un gesto tanto più significativo quando rivolto a persone con una storia difficile. Grazie suor Amelia per aver fatto prevalere il bene, sono convinta che tutti ne trarranno beneficio. 

Scrive a ridosso della vicenda la presidente nazionale di Enpa, Carla Rocchi. 

La struttura, punto di riferimento per i pellegrini che compiono il cammino della Via Francigena, era stata solo pochi giorni protagonista di una sgradevole vicenda: in sostanza le suore che gestiscono la struttura hanno respinto la prenotazione di 15 i giorni a 15 pellegrini non vedenti dell’associazione “Disabilincorsa” che avrebbero voluto percorrere il cammino della Via Francigena. 

Il motivo? Le suore si sono rifiutate di accogliere all’interno della propria struttura due cani guida. La denuncia, arrivata da Disabilincorsa aveva subito scatenato la reazione di Enpa. 

La Casa di Lazzaro è una struttura gestita da religiose – si trova nel vecchio convento di Acquapendente opportunamente restaurato – e dà il nome a una Onlus “aperta ai bisogni del territorio, disponibile ad offrire un ambiente familiare che accoglie, ascolta, condivide, accompagna. Eppure alla responsabile della struttura, Suor Amelia Cerchiari, era stato ricordato che per un preciso obbligo di legge i cani guida devono seguire il loro proprietario in tutti i luoghi aperti al pubblico. 

Enmpa aveva immediatamente attivato il proprio ufficio legale con una diffida inviata alla struttura dato che il rifiuto di accogliere guida non rappresenta l’esercizio di una facoltà, ma configura una grave violazione normativa (leggi: 34/1974, 376/1988, 60/2006), per la quale è prevista una multa da 500 a 2.500 euro. E a quel punto è arrivata la rettifica del convento. Forse non per carità cristiana, ma per timore di dover pagare una multa.

 

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