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Randagi uccisi: veterinari condannati in secondo grado

Tempo fa venne alla ribalta della cronaca una brutta storia risalente al 2004, legata all’uccisione da parte di alcuni veterinari dell’Asl dell’Aquila, di nove cuccioli di cane randagi: i veterinari vennero condannati in primo grado e ieri la condanna è stata confermata anche in secondo grado dalla corte d’appello del capolugo abruzzese. La condanna è stata fissata in due mesi e dieci giorni di reclusione. La Corte ha deciso in tal senso applicando l’articolo 544 bis del Codice penale relativo all’uccisione per crudeltà o senza necessità e dell’articolo 110 del Codice penale concorso in piu’ azioni esecutive di uno stesso disegno criminoso.

 

Ma ricordiamo brevemente come si è giunti a questa sentenza: nel mese di ottobre 2004 il direttore del servizo veterinario dell’Aquila aveva ordinato la soppressione di nove cagnolini trovati in un cortile di un privato cittadino che aveva chiesto l’intervento dell’autorità comunale: l’uccisione è stata poi materialmente eseguita da un altro veterinario imputato, con una iniezione di Tanax. I veterinari decisero di procedere alla soppressione, asserendo presunti motivi di ordine pubblico.

In sede d’udienza i due hanno sostenuto di aver agito legittimamente poiche’ il proprietario del cortile in cui vennero trovati i cuccioli avrebbe dichiarato che gli animali erano di sua proprietà e ne avrebbe quindi chiesto la soppressione: tuttavia la Corte non è stata dello stesso avviso. In particolare la sentenza, poi sostenuta e appaludita dalla Lav afferma che:

Il rapporto tra animali e loro eventuali padroni deve rispondere a nuovi obblighi e responsabilità per i quali il proprietario non ha più la libera disponibilità dell’animale, ne’ puo’ infliggere sofferenze o togliergli la vita inutilmente. Le uniche motivazioni valide legalmente in base alla legge n 281 del 1981 per la soppressione di cani o gatti sono, in maniera eutanasica, la certificata incurabilita’ o la comprovata pericolosità.

Ilaria Innocenti, responsabile Lav settore Cani e Gatti, chiede a piena voce la radiazione dei due medici dall’albo dei veterinari ed afferma che:

Siamo molto soddisfatti della conferma della sentenza di primo grado. Un simile reato e’ ancor piu’ deprecabile perche’ commesso da medici veterinari che hanno il dovere di salvare e non uccidere gli animali.

Fonte: agi.it

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