Cani e riflesso condizionato di Pavlov

di Redazione Commenta

Statua di Ivan Parlov ed il suo caneOggigiorno possiamo parlare di educazione cinofila grazie ad un fisiologo russo, nato 162 anni fa, che scoprì il riflesso condizionato: al ripetersi di un evento viene associato un comportamento da parte dell’animale. Ivan Pavlov riuscì a dimostrare e studiare il motivo per cui il cane può associare ad un campanello l’arrivo del cibo.

Tutto iniziò osservando il momento in cui i ricercatori entravano nella sala degli animali, i cani non si preoccupavano di usare l’olfatto per cercare il cibo, bastava la visione del camice bianco per cominciare a sbavare.

Il responsabile del laboratorio di ricerca sulla digestione dell’Institute of Experimental Medicine di San Pietroburgo la definì una “secrezione psichica“. Nel laboratorio erano ospitate le cavie a quattro zampe, lo studio avveniva impiantando sacchetti nelle viscere degli animali prestando molta attenzione alla salute degli animali, al dine di raccogliere e misurare i succhi gastrici. Grazie a questo studio fu assegnato a Pavlov il Nobel per la Medicina nel 1904, paradossalmente non per la scoperta che invece lo rese famoso cioè il riflesso condizionato che scoprì per puro caso.
La storia del premio nobel inizia a Ryazan il 26 settembre 1849 (o il 14 nel calendario giuliano, al tempo ancora in uso in Russia), cambiò la sua vita L’origine delle specie di Darwin, che lo spinse a studiare medicina e fisiologia. Studiò il sistema digerente cercando di capire il perché lo stomaco del cane si preparasse a digerire immediatamente dopo la masticazione.

Osservando la secrezione psichica diverse volte si trovò spaesato dovendo studiare un fenomeno psichico. Si intestardì e da grande scienziato prese un sonaglio, qualche pezzo di carne e cominciò a lavorare: prima suonava il campanello, poi mostrava il cibo. Ripeté l’esperimento più volte fino a fargli associare al cane l’arrivo del cibo. Successivamente suonò il campanello senza offrire cibo ci quadrupedi. Incredibilmente anche in questo caso, proprio come per i camici degli scienziati, i cani iniziavano a sbavare per un riflesso.
Sostituendo al campanello un flash luminoso accadeva la stessa identica cosa, i cani avevano imparato ad associare due stimoli, con questo possiamo definire il riflesso condizionato che ha origine nella corteccia cerebrale, profondamente diverso da quello innato (il classico martelletto del dottore sul ginocchio).

Pavlov non si fermò e riuscì a dimostrare che i cani potevano anche dimenticare quanto appreso, nel suo esperimento smisero di sbavare al suono del campanello nel momento in cui capivano che il cibo non arrivava più grazie al fenomeno dell’ estinzione. La sua scoperta venne usata successivamente per trattare le fobie e gli attacchi di ansia, e come deterrente per i predatori che cacciano le mandrie. Ad esempio far associare ad un coyote un dolore allo stomaco dopo aver mangiato determinata carne significa preservare mandrie perché assocerà a quella carne un alimento da cui star lontano.

Fonte

Commenta!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>