Alimentazione gatti, troppe proteine non fanno bene

di cinzia iannaccio 2

alimentazione gatti proteineBisogna prestare attenzione all’alimentazione dei gatti per il loro benessere, anche futuro, soprattutto se sono cuccioli. Un nuovo studio scientifico, elaborato da alcuni studiosi dell’Università dell’Illinois ha rilevato come in particolare non siano sempre appropriate le diete ricche di proteine animali, con bassi contenuti di carboidrati, in controtendenza dunque a quello che si tende a fare oggi. Questo perché siffatta alimentazione nei gattini non favorirebbe lo sviluppo di batteri intestinali “buoni”. Ma vediamo nel dettaglio.

Per studiare come la dieta alimentare dei gattini influenza la flora intestinale, i ricercatori hanno nutrito due distinti gruppi di gatti:   il primo con un alto contenuto di proteine e grassi con pochi carboidrati ed il secondo, per il raffronto, con crocchette con equilibrate e modeste quantità degli stessi. Dopo l’accoppiamento e la nascita dei gattini, questi hanno proseguito la dieta delle rispettive mamme –gatte. I piccolini sono inoltre stati fatti giocare insieme, hanno condiviso i medesimi ambienti. Ebbene, allo svezzamento, dopo 4 settimane e poi 8 da questo, i ricercatori hanno analizzato il dna batterico presente nelle feci dei gattini.

Ne è emerso che quelli alimentati con una dieta iperproteica avevano livelli più alti di batteri che degradano le proteine, mentre i gatti nutriti con il cibo più equilibrato in carboidrati erano dotati di una flora batterica intestinale “buona”. Cioè? Ricca dei cosiddetti bifidobatteri e lactobacilli.  Basse quantità dei primi sono state associate nell’essere umano a sindrome dell’intestino irritabile, mentre sappiamo che  alti livelli dei secondi ci aiutano a combattere l’ipercolesterolemia e a tenere sotto controllo l’appetito. Il confronto è fattibile, in quanto i batteri presenti nell’intestino dei gatti sono molto simili a quelli umani, per cui si può ipotizzare con tranquillità che anche gli effetti della dieta siano tali in ambedue le specie.  I risultati sono stati pubblicati on-line sul British Journal of Nutrition.

Fonte: Livescience

Foto: Thinkstock

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