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Salva gatta partoriente: dottoressa E.I. sotto processo

salva gatta partoriente rischia carcereSalva la vita ad una gatta con parto difficile e viene rinviata a giudizio, una riservista dell’Esercito Italiano. Oggi voglio contravvenire ad una delle regole di Tutto Zampe: il protagonista della nostra storia non è un animale domestico, ma una donna che si è impegnata per salvare una gatta e che per tale motivo ora rischia un anno di carcere. Non ne posso fare a meno, per l’assurdità del caso, perché l’ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) si e è immediatamente presa in carico il caso, oltre che per il fatto che ne parla tutto il mondo! La nostra eroina si chiama Barbara Balanzoni: è ufficiale medico anestesista ed i fatti si sono svolti in una base militare NATO in Kosovo, dove era d’istanza nel 2012.

La dottoressa ha raccontato di essere stata chiamata in infermeria da altri militari che sentivano piangere disperatamente una gatta. Questa per partorire si era ricoverata sotto un prefabbricato della base, ma dopo aver dato alla luce i primi cuccioli si era trovata in difficoltà: non riusciva ad espellere l’ultimo feto, ormai deceduto e di lì a poco sarebbe morta anche lei di parto e nei giorni successivi i piccoli nati, in quanto senza mamma. Se questo fosse avvenuto, l’intera area sarebbe stata a rischio di salute pubblica con conseguenti disinfestazioni e difficoltà.

In questi casi, la normativa militare prevede che in assenza di un veterinario (in quel momento in licenza in Italia) spetta al medico salvaguardare la salute pubblica. E così la dottoressa Barbara è intervenuta, salvando mamma gatta e prole. Nulla di più normale quindi, del resto, regole o meno, come abbandonare una gatta che sta morendo? E’ crudele! Il fatto è che questa norma militare generale cozzava contro una della base emessa dal comandante in quel periodo e attraverso la quale si faceva espresso divieto di “portare nella base animali selvatici, randagi, domestici”. Il tutto chiaramente sempre per comprensibili motivi igienici, ma la realtà di quel campo militare era già caratterizzata dalla presenza di tanti gatti: la stessa salvata, poi chiamata Agata, viveva abitualmente lì su un tetto!

Da qui è scaturita la prima punizione per insubordinazione con 5 giorni di consegna (esageratamente troppi per un ufficiale medico in una zona come quella di Pec in Kosovo anche escludendo la motivazione, a nostro modo di vedere). La dottoressa ha fatto ricorso e nelle scorse settimane è arrivata la pazzesca notizia. Il rinvio a giudizio per “disobbedienza aggravata e continuata”, per la quale rischia una condanna di un anno di carcere. Il processo è previsto per il 7 febbraio. La news ha fatto eco sui maggiori quotidiani del mondo ed in data 23 dicembre il Ministero della Difesa ha ritenuto necessario precisare:

“In merito ai recenti articoli di stampa relativi all’imminente processo a carico di Barbara Balanzoni, Ufficiale della Riserva Selezionata e alle presunte ragioni del suo rinvio a giudizio, si precisa che le imputazioni contestate al succitato Ufficiale riguardano i reati di “diffamazione e ingiuria aggravata e continuata” nei confronti di inferiori gerarchici. Non risultano, allo stato, altri addebiti contestati alla militare, di qualsivoglia natura. Titolare del procedimento è la Procura Militare di Roma; il processo sarà celebrato il 7 febbraio 2014 presso il Tribunale Militare di Roma.”

Il fatto che il capo d’accusa sia diverso non cambia l’assurdità dei fatti, anzi rende il tutto forse ancora più complesso (il ministero ha un capo di imputazione sbagliato?)

A favore dell’ufficiale medico un’interpellanza parlamentare ed una petizione lanciata dall’ENPA affinché il Ministro della Difesa Mario Mauro prenda una posizione precisa e di tutela al riguardo. Spiega Carla Rocchi, presidente dell’associazione animalista:

 

“E’ inconcepibile che una tale azione nobile possa essere oggetto di punizione. Tra l’altro, la dottoressa Balanzoni è stata il medico che nel 2012 ha messo in contatto l’Esercito Italiano e l’Enpa permettendo di avviare quella collaborazione che ha fatto giungere in Italia, salvandoli anche in questo caso da morte certa, undici cani dal Kosovo e due dall’Afghanistan.”

Un vanto dunque anche per l’Esercito stesso. Nei giorni immediatamente successivi a queste dichiarazioni, l’Ufficiale medico ha ringraziato con un post su facebook i tanti che l’hanno sostenuta utilizzando parole ricche di logica, preziose, oneste, di rispetto, che solo un animo sensibile può esprimere.

“Sarebbe bello se bastasse una petizione ..o l’affetto di tanti, per cancellare un capo di imputazione. Lo prendo come buon auspicio! Resta il fatto che la “disobbedienza aggravata e continuata” purtroppo c’è. Ho provveduto a documentare nelle sedi opportune tale affermazione. Ora chiedo di aspettare il processo perché è solo lì che potrà e dovrà emergere la verità. Sono certa che sia io sia la Forza Armata, a cui rinnovo la mia stima e la mia fiducia, sapremo venire a capo di tutta la vicenda. E’ infatti nell’interesse di tutti che ogni singolo capo di imputazione sia attentamente valutato e che se ne traggano poi le dovute conclusioni. Grazie a tutti, di cuore! Il rilievo internazionale dato alla vicenda mi ha sorpresa ma NON deve essere interpretato come un gesto CONTRO l’EI ma a favore: l’esercito è pieno di Sottufficiali come quelli che mi hanno chiamata in aiuto della gatta. E di Ufficiali altrettanto sensibili che mi hanno appoggiata. Da domani quindi…tutti di nuovo al lavoro..a impegnarci per rendere grande la Nostra Amata Nazione!”

Grazie a lei dottoressa. E all’Esercito che rappresenta, che molto spesso difende gli animali in difficoltà.

 

Foto: Getty Images

 

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