Faucite gatto, che fare?

di cinzia iannaccio Commenta

Richiesta di consulto veterinario su Faucite gatto, che fare?
“Gentilissimi, vi chiedo un parere per una situazione abbastanza complessa. Gatto maschio di 6 anni, castrato. Da ormai diversi mesi si trascina una situazione di faucite grave che gli causa dolore, inappetenza etc. Il gatto vive fuori e, sebbene abituato al contatto umano con la mia famiglia e generalmente molto docile, causa uno spiacevole incidente avuto qualche anno fa é assolutamente indomabile quando si tratta di prelevarlo per portarlo dal veterinario, senza parlare del livello di aggressività una volta dal medico che rende anche un semplice controllo impossibile senza l’ausilio di sedazione profonda. Circa 3 settimane fa sono riuscita a portarlo dal veterinario, è stato sedato, e gli é stata diagnosticata la faucite con conseguente iniezione di cortisone e somministrazione di stomorgyl per 10 giorni. Al contempo il micio è stato nuovamente testato per FIV e FELV (esito negativo per entrambi) e su mia richiesta sono state fatte analisi del sangue che hanno evidenziato una predisposizione a problemi renali con valori limite. A detta del veterinario il connubio cortisone e stomorgyl avrebbe dovuto tenere a bada il problema per un paio di mesi. 21 giorni dopo la situazione é esattamente identica a prima: il gatto non mangia e miagola disperato, sbava copiosamente, non si lava etc. Tenendo presente che vorrei evitare sia cortisone (a lungo deleterio e, come si é visto, palliativo di breve durata in questo caso specifico) e che dovrei limitare le visite / anestesie al minimo possibile (anestesie per ovvie ragioni e le visite perchè purtroppo é davvero difficile riuscire a metterlo nel trasportino – persino ENPA ed ASL hanno rinunciato) che cosa mi consigliate? Resto in attesa delle Vostre risposte e suggerimenti. Vi ringrazio in antcipo per l’aiuto.”

 

Faucite gatto, che fare?

Tipo di consulto Veterinario Generale
Tipo di problema Faucite gatto, che fare?

 

Risponde il dottor Fabio Maria Aleandri, Medico Veterinario e direttore sanitario del Centro Veterinario Aleandri, con sede in Roma. Per contatti diretti mail [email protected] www.ambvetaleandri.eu

 

Gentile Sig.ra La gengivo-stomatite felina, la patologia che affligge il micio, ad oggi ci pone molteplici problemi terapeutici. Le cause non sono state ancora ben chiarite. Il virus dell’immunodeficienza felina quello della leucemia virale , i calicivirus, nonché diversi batteri vari sono spesso citati come possibile causa del problema,  ma nessun agente infettivo è stato sicuramente riconosciuto come causa unica della malattia. Probabilmente  si tratta di una malattia multifattoriale in cui una incompetenza del sistema immunitario ha un ruolo importante. In particolar modo  un’eccessiva reattività locale alla placca batterica normalmente presente sui denti sembra essere alla base della grave infiammazione. Riguardo la terapia sono state proposte diverse soluzioni: cortisonici, antibiotici, immunosoppressori ( per es. ciclosporina) , interferone sistemico o locale. Nessuna di queste terapie riesce a mantenere efficacemente sotto controllo la patologia e nessuna sembra avere più successo delle altre. L’impiego di cortisone va ridotto al minimo soprattutto dei cortisonici deposito. Infatti l’efficacia è limitata nel tempo e gli effetti collaterali gravi.

In questo momento la terapia più efficace è tenere sotto controllo la placca dentale. In teoria l’ablazione del tartaro e una quotidiana igiene dentale (spazzolino) possono ridurre la sintomatologia. Nella realtà i gatti non permettono un trattamento efficace. Per questo motivo la terapia più efficiente rimane l’estrazione parziale o totale dei denti (in particolare dei premolari). Questo approccio elimina una delle cause (la placca dentale) e permette una remissione totale o parziale in circa il 70-80% dei gatti. Fortunatamente i gatti , se nutriti con alimenti delle giuste dimensioni (bocconcini, crocchette, cibo tagliuzzato) non necessitano dei denti per la masticazione. L’estrazione va fatta bene senza lasciare alcun residuo dei denti (per es. radici spezzate)

Nei casi in cui l’estrazione non ha effetto purtroppo rimane solo la terapia cronica, ma l’esito purtroppo nelle media distanza non è positivo. Cordiali saluti.

 

 

 

 

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Foto: Thinkstock

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