Eutanasia cani e gatti, in aumento richieste per cause economiche

di cinzia iannaccio 1

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Le richieste di eutanasia per cani e gatti a causa di difficoltà economiche sono fortemente in aumento, almeno secondo quanto riporta l’Associazione AIDAA che ha fatto una piccola inchiesta (ma sostanziosa nei risultati) presso un campione di 100 veterinari sparsi su tutto il territorio nazionale.

Stiamo parlando di numeri triplicati: 440 richieste nel 2012 contro le 1.200 di quest’anno. Vorrei non credere a tali cifre: ogni veterinario avrebbe ricevuto negli ultimi 10 mesi richieste di soppressione o eutanasia dovute non ad una effettiva necessità, ad una grave patologia terminale, bensì all’incapacità di prendersi ulteriormente cura del proprio amico a quattro zampe. Gli specialisti interpellati affermano di aver dissuaso gli utenti in tal senso, ma chissà che gli animali non siano poi stati uccisi altrove ed in altro modo.

Spiega Lorenzo Croce presidente di AIDAA (Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente) in un comunicato al riguardo:

“La problematica dell’eutanasia dei cani e dei gatti legati di fatto alla crisi economica, è un fattore preoccupante anche se effettivamente non ne conosciamo le esatte dimensioni (ndr: la stessa indagine effettuata dall’associazione ha una valenza relativa, va considerata esclusivamente come stimolo ad indagare più a fondo), ma il fatto che da più parti si torni a parlare di eutanasia legalizzata per cani e gatti non può che metterci in allarme. Occorre avviare una politica di tutela delle famiglie con pet: non si può pensare di risolvere la questione con la soppressione. Siamo contrari ad ogni forma di eutanasia se non nei casi in cui non esiste nemmeno una minima possibilità di cura per gli animali.

Il problema è che per molte famiglie la cura diventa impossibile da sostenere economicamente. E questo in una società civile non è possibile. Giusto l’appello di Croce ad invitare i veterinari a ricorrere a tali metodiche solo nei casi estremi e reali, ma mi permetterei anche di sollecitare negli stessi una compassionevole terapia a costi minimi, laddove ci sia una seria difficoltà economica delle famiglie. Alcuni so che già lo fanno, ma visto l’allarme in questione, forse non sono abbastanza. Voi che ne dite?

 

Foto: Thinkstock

 

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