È vero che il doberman è pericoloso perché impazzisce?

di Redazione 1

È vero che il doberman è pericoloso perché impazzisce? Assolutamente no, ma la storia di questa razza la dice lunga di come questo falso mito sia nato. Esattore delle tasse, guardiano notturno, esecutore di sequestri giudiziari, tre mestieri insieme, e di quelli che non ti rendono simpatico al prossimo. Li svolgeva il signor Karl Friederich Luis Doberman, che tra l’altro era anche zoologo, ed è per questo che tra il 1850 e il 1870 pensò di correre ai ripari selezionando una razza canina ad hoc. Compito del fedele compagno (ottenuto incrociando la razza pincher con il pastore tedesco, quindi il rottweiler e il greyhound e noto ora come Doberman ), sarebbe stato non certo portargli le pantofole a letto, ma supportarlo, seminando terrore tra gli umani, nell’esercizio delle sue impopolari professioni.

Credenze su doberman

 

Tanto riuscì il progetto, che da allora è indelebile la paura del doberman considerato come un cane aggressivo e cattivo destinato ad impazzire per compressione cerebrale. Questo è quello che si racconta: quando sarà adulto il suo cervello continuerà a crescere, ma non il cranio, diventerà folle, azzannerà chiunque, e l’unica soluzione sarà abbatterlo. Biologo e divulgatore scientifico, Graziano Ciocca in un libro fresco di stampa, I tori odiano il rosso, dieci false credenze sugli animali (edizioni Dedalo, pag. 240, € 16,00) si è divertito a smontare questa ed altre false credenze sul doberman e su altri animali, non solo domestici, con ironia ma anche esattezza scientifica. Ciocca svela ad esempio che il camaleonte non è affatto camaleontico, (veri trasformisti sono semmai polpi, seppie e calamari), le farfalle non volano grazie a una polverina magica, l’istrice non lancia gli aculei per paura, le gazze non rubano oggetti, ed i tori non odiano il rosso semplicemente perché non lo vedono.

Ma torniamo al povero doberman: tutta la storia su di lui è falsa. La sua immagine è stata ulteriormente compromessa dal fatto che fu allevato a scopi militari prima dai tedeschi durante la I guerra mondiale, poi dagli americani nella Seconda. Non ha la ferocia innata nella razza che determina la brutta fama di pitbull terrier e rottweiler. L’unica vera possibilità è che i suoi neuroni possano restare schiacciati all’interno dell’ossa: è la cosiddetta sindrome di Wobbler ma è estremamente rara e soprattutto non riguarda solo i cani e questa razza specifica. I doberman non impazziscono né attaccano se non istigati. L’epoca dei collari puntuti è tramontata definitivamente.

 

Fonte edizionidedalo.it

Foto credit Thinkstock

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