Il cane scopre il tradimento gay del marito: accade in provincia di Milano

di Daniela Commenta

Al Tribunale degli animali di Aidaa vengono spesso sottoposte storie un po’ particolari; una di queste è la vicenda che riguarda “il triangolo” di Marta, Venanzio e Gianni e il cane Charlie, un delizioso cucciolo di cinque anni di razza basset-hound.

La vicenda si svolge nella provincia di Milano, dove vive la coppia composta da Marta e Venanzio; Venanzio è amico di Gianni, con il quale condivide la passione per la caccia; quella che in apparenza è solo amicizia è in realtà è una relazione clandestina della quale, naturalmente, Marta non ne è a conoscenza; anzi non sospetta niente neanche quando Gianni prende casa nello stesso stabile nel quale abita con il marito.

La scoperta della relazione clandestina avviene per caso e a causa di Charlie; i tre sono a pranzo nell’appartamento di Gianni quando Charlie, girovagando per la casa, esce dalla camera da letto di Gianni con un paio di mutande di Venanzio in bocca, e non un paio qualsiasi: esattamente quelle che Marta aveva regalato al marito qualche giorno prima. Scoppia la lite e alla fine Gianni e Venanzio ammettono la relazione e Marta chiede e ottiene la separazione, continuando a vivere nella casa coniugale mentre Venanzio si trasferisce da Gianni.

A questo punto vi chiederete cosa centra in questa storia il Tribunale degli Animali di Aidaa; semplice: né Marta né Venanzio vogliono rinunciare a Charlie che, pur essendo intestato a Venanzio presso l’anagrafe canina, vive nella vecchia casa con Marta. Il Tribunale degli Animali non è rimasto indifferente ed è riuscito a far trovare un accordo ai due coniugi ovvero:  

Charlie rimane di proprietà di Venanzio ma potrà essere accudito da entrambi gli ex coniugi che vivono ancora nello stesso stabile. Ed inoltre al cane è concesso di continuare a dormire nella sua cuccia che si trova presso l’appartamento coniugale ora affidato a Marta. Le spese di mantenimento e delle cure veterinarie saranno equamente divise trai due proprietari mentre nell’accordo sottoscritto rimane in capo ai volontari dell’associazione animalista il compito di valutare ogni sei  mesi per tre anni l’andamento e la buona riuscita dell’accordo.

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