Marea nera, pericolo per uccelli migratori e aree ornitologiche

di Francesca Spanò 1

pellicanobruno

La marea nera che da giorni sta investendo il Golfo del Messico e che, purtroppo, non accenna a diminuire, mostrandosi come un disastro ambientale di proporzioni grandissime, sta impegnando diverse migliaia di volontari. La Lipu, in particolare, sta lavorando per aiutare gli uccelli selvatici, ma ovviamente anche tutti gli altri animali interessanti dal flusso di petrolio. A preoccupare particolarmente sono 25 aree ornitologiche che si trovano proprio sulla linea di costa del Golfo, dalla Louisiana al Sud della Florida. Sono zone cosiddette Iba, cioè Important Bird Areas e, quindi, è indispensabile tenerle d’occhio in quanto vi nidificano molte specie di uccelli.

A rendere nota l’importanza di interventi tempestivi e mirati è proprio la Lipu- BirdLife Italia, i cui volontari del gruppo americano Audubon, che rappresenta BirdLife International negli Usa, non si sono risparmiati per cercare di salvare quanti più esemplari possibile. Del resto, è proprio in questo periodo che moltissimi volatili iniziano a migrare verso il Golfo del Messico e, quindi, il pericolo di una strage è piuttosto reale. Ritornano in tali zone, infatti, dopo aver svernato in Sud America.

Particolarmente in crisi è la Sula, uccello marino pelagico che vive in alto mare. Alle Isole Candelora, invece, continua a morire il pellicano bruno, da poco uscito dalla lista degli animali a rischio estinzione, il beccapesci e la sterna maggiore americana. Frank Gill, presidente Audubon, commenta la situazione: “la macchia di olio nel Golfo, si sta emulsionando in una sottile mousse che distrugge gli habitat ed estingue la vita. Gli uccelli, sono il più visibile indicatore di come questo disastro stia intaccando gli ecosistemi che sostengono le comunità umane e la vita selvatica della regione. Grazie a migliaia di volontari, siamo ora in grado di localizzare gli uccelli in difficoltà e il loro stato di salute e, sopo l’arrivo della marea nera, di monitorare l’impatto della stessa sualla costa”.

Commenta!

Commenti (1)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>