La sorella di Tremonti vuole i cani non adottati morti si o no?

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Canile

La proposta choc della consigliera Angiola Tremonti, sorella del noto Ministro Tremonti, ha fatto il giro d’Italia finendo anche sui telegiornali nazionali, tanto da farle pervenire lettere di insulti e, addirittura, minacce di morte.

Nonostante ci siano dichiarazioni di altri politici che hanno sentito uscire dalla bocca della Tremonti l’ipotesi che, nel caso di animali non adottati, si potesse passare alla soppressione la donna, probabilmente spaventata, ha scritto una lettera al quotidiano La Provincia di Como dove cerca di smentire le dichiarazioni riportate sui giornali e sulle agenzie di stampa ed esprime tutto l’amore che nutre verso gli animali:

Ricevo continue minacce, anche di morte, per cose che non ho mai detto e che non penso. Ieri sono stata costretta a rivolgermi all’autorità giudiziaria per segnalare i numerosi messaggi e le dichiarazioni diffamatorie e minacciose che mi giungono a fronte dell’articolo pubblicato l’8 febbraio dal quotidiano La Provincia di Como in cui mi sono state messe in bocca frasi non raccolte dalla mia viva voce. Non ho mai usato le parole ammazzare, uccidere, sopprimere i cani randagi. Amo gli animali e voglio il meglio per loro. Tutto è partito dalla mia richiesta di documentazione sulla gestione economica del Canile consortile di Mariano Comense, di cui il Comune di Cantù (in cui presiedo la Commissione Bilancio) è capofila. Non sono entrata nel merito né della gestione del canile, né del lavoro dei volontari. Sul randagismo la mia posizione è questa: è un grave problema del nostro Paese. Le mie preoccupazioni sono quelle dei cittadini che ne subiscono danno. Le soluzioni, però, le devono trovare i legislatori, io faccio altro.

In effetti la consigliera non parla sempre male dei quadrupedi, per esempio, come riportato da La Provincia di Como, ha detto durante passate manifestazioni: «Io sono per gli animali. Li difendo. Dico però che c’è un problema che riguarda i cani randagi. In Italia ce ne sono 600 mila e costano circa mille euro l’uno l’anno» – continuano le dichiarazioni della consigliera – «i cani randagi fanno danni. Prendiamone atto» – oppure – «apriamo le gabbie perché dentro lì quei poveri animali stanno male».

Tutte opinioni espresse senza l’intenzione di ledere nessun animale, l’idea che ha fatto infervorare il popolo animalista però Angiola Tremonti l’aveva già espressa durante l’ultima conferenza di capigruppo tenutasi il 24 gennaio.

Ne è testimone Vittorio Spinelli, di Ulivo per Cantù, che interviene: «Nel corso della riunione espresse l’ipotesi che, nel caso di animali non adottati, dopo un certo periodo si passasse alla soppressione».

Arrivano altre conferme, Ciro Cofrancesco, capogruppo del Pdl: «Disse che avrebbe richiesto tutti i documenti relativi ai bilanci, e poi che si potesse arrivare a valutare l’ipotesi della soppressione dopo una determinata permanenza».

Colpisce pesante il sottosegretario leghista Francesca Martini: «L’ignoranza fa notizia. Ignoranza delle leggi e delle norme a tutela degli animali d’affezione, come dimostra Angiola Tremonti dichiarando che per lei mosche polli e cani sono la stessa cosa. In realtà questo è uno dei settori nei quali il nostro paese, anche se permangono situazioni critiche in alcune aree, sta avanzando maggiormente a livello europeo».

Dal canile di Mariano si rincara la dose: «Questi sono temi delicati e vanno trattati con cognizione e conoscenza. Inoltre simili affermazioni da un rappresentante delle istituzioni sono particolarmente pericolose. Credo sia meglio che Angiola Tremonti si occupi d’arte»

Da che parte sta la verità? Questa lettera di Angiola Tremonti odora di paura e un pochino di “demagogia sociale”, vediamo come si evolverà la vicenda rimane il fatto che ci sono tanti testimoni che smentiscono pienamente le parole scritte dalla Tremonti per difendersi.

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