Gatti randagi? I gattari non sono responsabili delle deiezioni che lasciano in giro. A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione in una recente sentenza.

La legge sui gatti randagi
Dare da mangiare ai gatti randagi, portarli dal veterinario o contribuire alla loro sterilizzazione non significa diventare responsabili di tutto ciò che gli animali fanno. Lo ha chiarito la Corte di Cassazione con una recente sentenza destinata a fare giurisprudenza, che stabilisce un principio importante per i tanti volontari che ogni giorno si occupano delle colonie feline presenti sul territorio italiano.
La vicenda nasce dalla storia di una donna che da tempo si prendeva cura di alcuni gatti liberi. Oltre a fornire loro cibo e acqua, aveva predisposto dei ripari e si era occupata anche delle cure veterinarie e della sterilizzazione degli animali.
Una vicina di casa, però, aveva denunciato la presenza di deiezioni e cattivi odori nel proprio giardino, sostenendo che fossero causati proprio dai gatti attirati dal punto in cui venivano alimentati. In primo grado la donna era stata condannata, ma la Cassazione ha ribaltato completamente quella decisione, annullandola senza rinvio perché “il fatto non sussiste”.
Secondo i giudici, il semplice fatto di accudire una colonia felina non trasforma una persona nel proprietario o nel custode dei gatti. I felini che vivono in libertà continuano infatti a essere animali liberi e chi li assiste per motivi di solidarietà non assume automaticamente un obbligo giuridico di controllarne ogni comportamento.
Per questo motivo non può essere chiamato a rispondere penalmente delle deiezioni lasciate dagli animali o di altri comportamenti che non dipendono direttamente dalla sua condotta.
Importante comprendere le differenze

La Corte ha anche evidenziato una differenza importante rispetto ai cani. In alcuni casi, infatti, il proprietario o il detentore di un cane può essere ritenuto responsabile dei danni provocati dall’animale perché esiste un preciso dovere di custodia. Questo principio, però, non può essere applicato automaticamente ai gatti che vivono liberi sul territorio, proprio perché manca un rapporto di detenzione analogo.
La sentenza non significa però che chi si occupa delle colonie feline possa ignorare le regole. Restano validi gli eventuali regolamenti comunali che disciplinano la gestione dei punti di alimentazione, imponendo ad esempio di mantenere pulita l’area e di evitare situazioni che possano creare problemi igienici o di convivenza con i residenti.
La decisione della Cassazione riguarda esclusivamente la responsabilità penale e chiarisce che questa non può essere attribuita in modo automatico a chi presta assistenza ai gatti randagi. Voi che ne pensate?