Gatti riconoscono volti più velocemente di un computer

di Paola P. Commenta

gatto al computerI gatti sono in grado di riconoscere un volto più rapidamente ed efficientemente di un supercomputer. Questo è il motivo alla base degli studi sul cervello felino come modello per un nuovo rivoluzionario computer ispirato a meccanismi biologici. A elaborare e seguire il progetto un team di ricercatori dell’Università del Michigan.

Il coordinatore dello studio, l’ingegnere informatico Wei Lu, sta sviluppando un processore che potrebbe essere in grado di imparare a riconoscere i volti, così come a prendere decisioni più complesse e svolgere più compiti contemporaneamente rispetto ai computer convenzionali.
Lu in precedenza aveva già costruito un “memristor“, un dispositivo che sostituisce i transistor tradizionali e si comporta come una sinapsi biologica, ricordando le tensioni a cui è stato sottoposto in passato. Ora è riuscito a dimostrare come con questo memristor sia possibile collegare i circuiti convenzionali e sostenere un processo del tipo alla base della memoria e dell’apprendimento nei sistemi biologici.
La ricerca completa è stata pubblicata sulla versione on line della rivista Nano Letters.

“Stiamo costruendo un computer allo stesso modo di come la natura costruisce un cervello”, ha spiegato Lu, “L’idea è quella di utilizzare un paradigma completamente diverso rispetto ai computer tradizionali. Il cervello del gatto fissa un obiettivo realistico, perché è molto più semplice di un cervello umano, ma ancora estremamente difficile da replicare in complessità ed efficienza.”

I supercomputer più sofisticati disponibili oggi riescono a compiere determinati compiti con la funzionalità del cervello di un gatto, ma si tratta di macchinari con più di 140.000 unità centrali e un alimentatore dedicato. Inoltre sono ancora 83 volte più lenti del cervello di un gatto.
Lu intende realizzare un processore che ragioni come i nostri amici a quattro zampe. Ad esempio, se il compito è di trovare il percorso più breve dalla porta d’ingresso al divano in una casa piena di mobili un computer convenzionale conosce la forma del divano e può riuscirsi benissimo. Ma se si è spostato il divano, trovare un nuovo percorso non è fattibile. E qui interviene un modello che si basa sulla struttura cerebrale del gatto. I nostri amici felini, a quanto pare, hanno ancora tanto da insegnarci.

[Fonte: University of Michigan (2010, April 15). Cat brain: A step toward the electronic equivalent. ScienceDaily. Retrieved April 19, 2010, from http://www.sciencedaily.com /releases/2010/04/100414184218.htm]

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