Cuore ingrossato cane: diagnosi, cura e razze predisposte

di cinzia iannaccio Commenta

Il cuore ingrossato nel cane (cardiomiopatia dilatativa, o DCM), è una malattia molto seria caratterizzata, come si evince dal nome, da un progressivo aumento delle dimensioni del muscolo cardiaco. I cani con questa patologia hanno fibre muscolari anomale che non permettono all’organo di contrarsi correttamente; il sangue non defluisce in modo regolare e conseguentemente le camere cardiache tendono a dilatarsi. Ciò compromette ulteriormente la capacità del cuore di pompare e riduce la quantità di sangue in circolo: ne soffrono ovviamente tutti gli organi e si assiste ad un progressivo peggioramento delle condizioni di salute del cane, anche se i polmoni ed i reni sono quelli maggiormente a rischio. Insufficienza cardiaca congestizia e / o aritmie spesso si accompagnano alla cardiomiopatia dilatativa nel cane, specie nelle razze di taglia grande, anche se le cause precise non sono state individuate. Scopriamone qualcosa in più.

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Cuore ingrossato, un rischio per alcune razze

Non sono note le cause di questa malattia, ma sono stati identificati alcuni fattori di rischio tra cui la familiarità, la taglia medio grande, infezioni, altri problemi cardiaci e carenze nutrizionali. In particolare in tal senso carenze nutrizionali di taurina o carnitina sono ritenute contribuire alla incidenza di DCM in alcune razze come il doberman ed il Cocker Spaniel.
La malattia caratterizza per lo più i cani adulti ed anziani (inizia il suo esordio tra i 4 ed i 10 anni del pet), anche se nel Cao de Agua Portoghese si attesta una forma giovanile della malattia che progredisce anche con estrema rapidità (e dunque gravità). La cardiomiopatia dilatativa è più frequente nei cani maschi che nelle femmine. E’ una malattia rarissima nei cani di taglia piccola. E’ inoltre più comune nelle seguenti razze:

  • Doberman Pinscher
  • Boxer
  • Scottish Deerhound
  • Irish Wolfhound
  • Alano
  • San Bernardo
  • Levriero afgano
  • Cocker Spaniel

Più in generale è la causa riscontrabile più comune nei cani di taglia grande e gigante di insufficienza cardiaca congestizia.

 

Diagnosi

La malattia è inizialmente asintomatica, per questo si fanno particolarmente importanti i controlli annuali dal veterinario anche in tal senso e soprattutto per le tipologie di cani sopra descritti. Quando infatti i sintomi si manifestano (problemi respiratori, tosse, letargia, debolezza ed inappetenza), spesso può essere tardivo. Il veterinario in genere effettua una valutazione clinica oggettiva del cane, ma per arrivare (o escludere) la cardiomiopatia dilatativa nel cane ha bisogno di alcune indagini diagnostiche specifiche. Una radiografia è già rilevante in tal senso, l’ombra cardiaca può dare risultati abbastanza concreti. A questa si aggiungono un elettrocardiogramma (ECG) in grado di rivelare fibrillazione atriale e ventricolare e tachicardia (accelerazione del battito del cuore). Spesso è necessaria anche una ecografia del cuore, per una conferma definitiva della diagnosi, ma anche per valutarne più approfonditamente gli eventuali danni fino a quel momento subiti o altre anomalie prima di iniziare un trattamento. Questo test esamina infatti la dimensione del cuore, delle arterie e la capacità del ventricolo di contrarsi.

Cura

La cura è finalizzata al miglioramento della funzionalità cardiaca e all’eventuale sintomatologia dell’insufficienza cardiaca congestizia. I farmaci possono essere somministrati per migliorare la contrazione cardiaca e tenere sotto controllo tachicardia e fibrillazione. I diuretici sono utili per tenere sotto controllo la presenza di liquidi nei polmoni. Si possono usare poi dei vasodilatatori. Fondamentali sono i follow-up. Purtroppo quando la malattia viene scoperta in fase avanzata, l’aspettativa di vita va dai 6 ai 24 mesi.

 

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Fonte: Pet Md

Foto: Thinkstock

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