Liberati 25 beagle dal canile di Green Hill in seguito ad un bliz di animalisti. I fatti sono avvenuti ieri pomeriggio, ma le immagini che abbiamo visto oggi nei telegiornali nazionali li raccontano alla perfezione. Non lo nego, mi sono emozionata fino alle lacrime nel vedere quei cuccioli liberati passare da una mano all’altra attraverso il filo spinato dei recinti e guadagnare così una possibilità di vita serena, lontana dalle sperimentazioni a cui erano destinati, per nascita.
Non pare sia stata un’azione decisa a priori e volontaria, ma in tanti, da tempo in piazza per chiedere la chiusura del canile lager e dunque in strada, si sono ritrovati ad agire con spontaneità, a scavalcare le recinzioni con un sorriso sulle labbra e la convinzione di fare il giusto nel cuore. Insomma doveva essere una delle tante manifestazioni contro la “fabbrica di cani” per le sperimentazioni, organizzata dal comitato Occupy Green Hill ed è diventata un gesto di protesta pratica. Se le istituzioni bloccate burocraticamente non vanno avanti con l’applicazione di leggi già esistenti o da approvare, qualcuno deve pur salvare questi animali!
Ecco pochi secondi dell’azione
A Montichiari ieri c’erano un migliaio di attivisti, provenienti da tutta l’Italia in occasione della “giornata mondiale per gli animali nei laboratori”: riuniti in un luogo simbolo negativo, Green Hill. In un attimo, pacificamente una decina di persone sono entrate nella proprietà privata, ed hanno cominciato a liberare i cani. Le forze dell’ordine sono subito messe all’opera per fermare il tutto: ma 25 cani (su 2.500) sono letteralmente spariti nel nulla ed ora sono a casa di qualcuno degli animalisti a cercare di prendere contatto con la realtà, scoprendo come è fatto un prato verde o l’intensità ed il calore della luce del sole. Di fatto però si è praticata un’azione illegale: arrestati alcuni attivisti con l’accusa di rapina e violazione della proprietà privata.
Non si sa chi è entrato a quale delle tante associazioni animaliste appartenesse. Molte, come la stessa Occupy Green Hill, lavorano nel rispetto delle regole, seppur non condivisibili in pieno, come ha spiegato Roberta Grezzi della stessa associazione:
“Nessuno dei nostri è entrato nell’allevamento Non ne sapevamo nulla. Certo però che hanno fatto bene, non è importante che sia un reato. È ora che la gente capisca la gravità della situazione”.
Per chiudere Green Hill basterebbe un intervento della regione Lombardia. Se questo ci fosse già stato, non sarebbe stato commesso alcun reato ed anziché 25 beagle, 2.500 avrebbero conosciuto il sole ed il profumo di primavera.
Foto: Thinkstock
Fonte Corriere del Veneto