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Cicogna orientale, storia di rinascita

Quella della cicogna orientale in Giappone è una delle storie di rinascita più belle. O anche uno degli esempi più sorprendenti di come la tutela ambientale possa salvare una specie considerata ormai estinta.

Il recupero della cicogna orientale

Questo grande uccello dal piumaggio bianco e nero, conosciuto scientificamente come “Ciconia boyciana”, un tempo viveva in diverse zone dell’Asia orientale, comprese molte aree rurali giapponesi. Negli anni Settanta, però, la situazione era diventata così drammatica che la cicogna orientale era praticamente scomparsa dal Paese.

Le cause dell’estinzione locale furono diverse. Dopo la Seconda guerra mondiale, il Giappone attraversò una rapida industrializzazione e molte zone umide vennero trasformate o distrutte. Le risaie tradizionali, ricche di piccoli pesci, insetti e anfibi di cui le cicogne si nutrivano, cambiarono profondamente con l’uso intensivo di pesticidi e sostanze chimiche.

Anche la caccia contribuì al declino della specie. Nel 1971 l’ultima cicogna orientale selvatica del Giappone morì nella regione di Toyooka, nella prefettura di Hyogo. Per molti sembrò la fine definitiva di questo animale simbolico.

Proprio da Toyooka, però, iniziò un lungo progetto di recupero destinato a diventare un modello internazionale di conservazione. Gli esperti decisero di avviare programmi di allevamento in cattività grazie ad alcuni esemplari provenienti dalla Russia. L’obiettivo non era soltanto far riprodurre gli uccelli, ma soprattutto ricreare un ambiente adatto alla loro sopravvivenza. E non sempre è facile gestire una simile situazione.

Processo lungo ma di successo

Negli anni successivi agricoltori, amministrazioni locali e biologi collaborarono per rendere le campagne più ospitali. Vennero ridotti i pesticidi, furono recuperate aree umide e si cercò di riportare biodiversità nelle risaie. In pratica, non si lavorò solo sulla cicogna, ma sull’intero ecosistema. Questo approccio si rivelò fondamentale perché la specie ha bisogno di ambienti ricchi di acqua e di piccole prede per poter vivere e riprodursi.

Nel 2005 arrivò un momento storico: le prime cicogne orientali allevate in cattività vennero liberate in natura. All’inizio il progetto fu seguito con cautela, perché nessuno sapeva se gli animali sarebbero riusciti ad adattarsi nuovamente alla vita selvatica. Con il passare degli anni, però, i risultati superarono ogni aspettativa. E le cicogne iniziarono a costruire nidi, a riprodursi e a colonizzare nuove aree.

Oggi in Giappone sono presenti più di 500 esemplari di cicogna orientale, riprova del successo di decenni di lavoro e pazienza. E di un lavoro dell’uomo svolto bene e per il bene del pianeta. Una incredibile storia quella di questi pennuti, una testimonianza che l’essere umano può supportare oltre che distruggere.

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