Rondini monitorate con microspie per studiare le migrazioni

di Daniela 1

rondini

L’arrivo delle rondini in questa primavera sarà all’insegna delle nuove tecnologie: infatti quest’anno i volatili saranno dotati di un mini geolocator che permetterà di seguire il viaggio che effettueranno a fine estate, per andare a svernare in Africa. Saranno circa 200 gli esemplari di rondini dotati di microscopia, che, precisa la Lipu, in seguito verranno ricatturate e private della microcamera.

Il progetto, che è partito in questi giorni, è finanziato dalla Fondazione Cariplo e coordinato dall’Università di Milano in collaborazione con l’Università Bicocca, il Parco Adda Sud e la Lipu-BirdLife Italia.

La ricerca proseguirà fino al 2012 e in questo periodo, grazie alle telecamere sarà possibile ricostruire il percorso migratorio verso le aree africane sub sahariane nelle quali questi volatili svernano, e studiare gli effetti delle migrazioni sul clima.

Le rondini sono una specie in forte declino, soprattutto nell’area della Pianura Padana, dove si sono registrati cali fino al 50% negli ultimi decenni. Dal prossimo anno saranno coinvolti nella ricerca anche gli agricoltori, per stimolarmi su pratiche di “conduzione agricola con ricadute positive sulla biodiversità e sull’habitat della rondine”.

 A proposito di questo progetto, il professore ordinario di Ecologia all’Università degli Studi di Milano Nicola Saino, sostiene:

 L’applicazione di tecnologie d’avanguardia allo studio delle migrazioni consentirà di muovere significativi passi in avanti nella comprensione della biologia degli uccelli migratori e delle cause, forse riferibili ai cambiamenti climatici, del loro recente tracollo demografico.

Dello stesso avviso è il professor Danilo Mainardi, presidente onorario Lipu e professore ordinario di Ecologia comportamentale all’Università Ca’ Foscari di Venezia, che spiega:

Questo progetto è di grande importanza sia perché consentirà di affrontare lo studio della migrazione della rondine in modo innovativo sia per la conservazione della specie. Ma il vero punto di forza del progetto è il suo approccio interdisciplinare e il forte coinvolgimento degli agricoltori sul territorio.

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