Salviamo i gatti neri da Halloween

gatti neri e halloween

Ci siamo: stasera sarà Halloween, la famosa “notte delle streghe”, una festa arrivata in Italia dall’America e dal Canada. A parte la tradizionale frase “dolcetto e scherzetto” e le celebri zucche, sono le superstizioni e le leggende popolari a farla da padrone in questa notte.

Se questa festa affonda le sue origini nelle tradizioni dei popoli precristiani del nord Europa, in particolare degli antichi Celti, oggi è diventata soprattutto un modo per sballarsi e fare confusione, e spesso a rimetterci sono i gatti neri, da sempre considerati portatori di sfortuna.

La Sindrome da Canile

sindrome da canile

Il sito internet dell’ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) ci fornisce moltissime informazioni utili che riguardano aspetti come la legislazione sugli animali, così come curiosità varie e altri servizi, e in più ha anche una sezione in cui vengono trattate alcune patologie con i loro relativi rimedi. Io personalmente sono rimasta colpita e incuriosita da questa Sindrome da Canile.

A differenza di quanto si possa immaginare, basandosi sul nome, questa patologia comportamentale non riguarda solamente i cani che hanno vissuto nei canili prima dell’adozione, ma può riguardare anche quegli esemplari che vengono tenuti magari in allevamenti molto grandi, o che vivono in cascine e case di campagne. Non è necessario che i cani vengano lasciati a se stessi, ma semplicemente chi si prende cura di loro (e anche nei canili ci sono persone che fanno i salti mortali per far stare i cani in ambienti puliti e adatti alle loro esigenze) involontariamente crea uno sviluppo comportamentale negativo. Il fatto di vedere sempre solo la stessa persona, ma anche sempre lo stesso genere di persona (solo uomini o solo donne), di vivere in ambienti senza alcun rumore, e magari non solo eccessivamente silenziosi, ma anche poco illuminati, oppure vivere sempre al chiuso o sempre solo all’aperto, nei primi mesi di vita dei cuccioli crea tutta una serie di imprinting negativi che poi gli renderanno estremamente difficile la vita da adulto.

Cani yoga, la meditazione è a quattro zampe (fotogallery)

cane yoga foto 1Amanti dello yoga e proprietari di cani, cosa avranno mai in comune vi chiederete. E se i nostri amici a quattro zampe conoscessero l’arte dell’armonia e della meditazione? La fotogallery che vi proponiamo oggi vi mostra proprio dodici posizioni classiche della disciplina orientale, con interpreti d’eccezione cuccioloni di tutte le razze.

L’attività fisica è indispensabile al cane per liberare l’energia repressa, soprattutto quando vive in spazi limitati. Inoltre riduce il rischio di malattie, di aggressività e aiuta il nostro amico a quattro zampe a ridurre il livello di stress, fattore di rischio per lo sviluppo di tumori, diabete, obesità, disturbi del comportamento.

Petbook, il social network per gli animali domestici

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Lo confesso, prima di capire bene quello che il mio computer mi stava mostrando sul monitor ho avuto brividi a fior di pelle e sudore freddo. “Petbook, il Facebook per gli animali domestici”. E quindi, questo cosa significa? Che registro il mio cane, il mio gatto, il mio coniglio o il mio criceto e poi lo faccio interagire con gli altri animali e carico le sue foto, come se fosse lui lì davanti al pc, come se avesse non la sua fantastica personalità animale ma una pseudoumana? Fortunatamente niente di tutto questo!

Petbook è un’idea tutta italiana, è un Animal Network nato con l’intenzione di mettere in comunicazione tra loro tutti gli amanti degli animali, in modo che possano scambiarsi foto, opinioni, racconti, confidenze, idee simpatiche e suggerimenti, un po’ come accade per tutti i social network, che al momento vanno per la maggiore praticamente in tutto il mondo!

L’Angora, il gatto che viene dalla Turchia

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Nel nostro viaggio alla scoperta delle razze di gatti a pelo lungo, oggi ci occuperemo del gatto d’Angora; le origini di questo splendido animale sono turche, ed è il “progenitore” della razza Persiana. La città turca di Ankara (ovvero Angora) fu la città che per antonomasia designava i felini a pelo lungo, tanto che per decenni tutti gli animali con questa caratteristica venivano definiti Turchi o d’Angora.

I primi esemplari provenienti dalla Turchia possedevano occhi a mandorla blu, oppure uno blu e l’altro color arancio, oggi in genere, il colore degli occhi si accorda con quello del mantello; gli Angora bianchi con occhi blu possono essere sordi dalla nascita. Questa razza di gatto possiede un corpo snello, un po’ più lungo di quello del Persiano, e sembra molto robusto a causa della pelliccia abbondante.

Orecchie dei cani, come e quando pulirle

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Le orecchie dei nostri amici a quattro zampe sono delicate e necessitano di una cura e pulizia delicata: vietato utilizzare bastoncini in cotone, meglio optare per le apposite soluzioni che si trovano in commercio e che permettono di detergere l’animale senza provocargli dolore. E’ importante ricordare che la pulizia periodica delle orecchie permette di combattere l’insorgere di malattie infettive, soprattutte per i cani che hanno delle orecchie importnti, pendule.

Occorre in primo luogo osservare il padiglione auricolare interno e, per quanto possibile, ispezionare l’inizio del condotto uditivo: se si notano secrezioni anomale, cattivo odore, arrossamenti allora è il caso di acquistare un orodotto specifico e pulire le orecchie.

La pulizia periodica è necessaria per evitare che il secreto auricolare possa determinare una infiammazione del condotto e provocare ad esempio otiti o oltre forme infettive: è necessario tenere pulito dai peli il condotto uditivo e per tale motivo occorre eliminare i peli in eccesso che lo possono occludere. Si prende un ciuffo di peli tra pollice e indice e si tira con decisione verso l’esterno, per evitare di far male all’animale si possono anch tagliare con le forbicine, ma cresceranno più rapidamente.

Se si nota che l’animale scuote costantemente la testa, la piega su un lato e si gratta spesso le orecchie allora è meglio rivolgersi al veterinario per valutare tutto il condotto auricolare ed escludere la presenza di corpi estranei: in tal caso evitate di improvvisarvi veterinari cercando di estrarre autonmamente il corpo estraneo dall’orecchio, poichè l’animale potrebbe soffrire ed il problema peggiorare.

In acqua con Fido, a Mantova la pet therapy si fa in piscina

pet therapy acquaPet therapy, se ne parla sempre più spesso come un metodo coadiuvante di cure accreditato. Questo perchè funziona e dà risultati molto spesso al di sopra delle aspettative. Il potere terapeutico di cani e gatti, efficace su numerose patologie, dalla depressione all’ansia all’autismo, può essere esercitato in varie modalità. Per aiutare a sconfiggere i traumi provocati dalla solitudine e gli stati depressivi negli anziani o la timidezza negli adolescenti è sufficiente avere un cane o un gatto in casa. Un animale domestico di cui prendersi cura, con cui  sentirsi capiti e amati.

Per patologie più complesse, come l’autismo, l’ausilio della pet therapy, lo sappiamo, è più complesso e afferisce ad una vera e propria metodologia gestita da esperti e mirata a risolvere problemi specifici. L’ultima frontiera in questo campo, di cui si sono occupati al Cnr (Centro Nazionale delle Ricerche), è l’impiego dei cani in piscina insieme ai bambini affetti da malattie psicosomatiche.

I cani nella storia: tra dipinti, esposizioni e le ultime due guerre

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Nel XVII secolo la passione per i cani da caccia cresce a dismisura. Abbiamo già conosciuto la discendenza dai lupi e ci siamo tuffati in un breve excursus storico, adesso concludiamo questo viaggio nel mondo dei cani nella storia, concentrandoci prima sull’apprezzamento e sull’amore che l’uomo nutriva e nutre per questo fantastico animale, per poi arrivare a una nota triste quando si parla di guerra, proprio come accade per noi esseri umani.

Eravamo nel XVII secolo, in Francia per la precisione. Qui i vari Re Luigi avevano mute per la caccia, i famosi bianchi del re, che accompagnavano i sovrani nelle battute, con il loro fare elegante, proprio come tutta la corte che partecipava alla caccia. A parte questo ormai quello dei cani era diventato un mercato, c’erano scambi, vendite, gare canine, corse, e un po’ tutti si appassionarono a questo fantastico animale che da sempre racchiude in sè molte caratteritische diverse. E’ bello e amichevole, nobile e modesto, forte, fedele, intelligente. L’uomo ama il cane, e i nobili e i sovrani decidono di imprimerlo nella storia, attraverso i dipinti.

Il Persiano, ovvero il gatto a pelo lungo per eccellenza

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Il gatto Persiano discende i linea diretta dal Gatto d’Angora e viene allevato ufficialmente dal 1871; il suo ingresso in Italia dalla Persia pare che risalga al 1700 grazie all’esploratore Pietro della Valle, che si innamorò di questi gatti dal pelo lungo e setoso. Circa cento anni dopo la razza fece il suo ingresso in Inghilterra e in Francia, dove fu incrociata con i gatti d’Angora per ottenere un mantello ancora più setoso e dalle tinte più varie. In Inghilterra i Persiani vengono chiamati “longhair”, cioè “a pelo lungo” e ogni colore è una razza a parte.

Fisicamente, il Persiano possiede una testa larga e di forma tondeggiante, con guance paffute e collo corto e muscoloso; gli occhi sono luminosi, grandi ed espressivi, e il loro colore deve essere in tinta con quello del mantello. Il corpo, generalmente lungo dai 40 ai 50 centimetri esclusa la coda, è forte e muscoloso; la coda è molto pelosa e termina con un pennacchio. La caratteristica principale del gatto Persiano è l’abbondanza del mantello, che è presente soprattutto nelle zone del collo delle spalle e delle zampe.

La colorazione del Persiano è basata su tre tipi: monocromatico bianco con occhi gialli, blu e arancio, monocromatico nero, crema, rossicci e azzurri con occhi arancio, e pluricromatico con gli occhi intonati al colore del mantello.

Acquario, scegliere la luce giusta

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Nell’acquario la luce è una componente fondamentale per diversi motivi: innanzitutto è importante in quanto stimola l’attività dei pesci, poi fornisce alle piante l’energia necessaria affinchè possano porre in essere la fotosintesi clorofilliana ed infine, non meno importante, una buona illuminazione consente al proprietario di vedere come stanno i pesci e cosa accade all’interno dell’acquario stesso.

Il sistema d’illuminazione è generalmente contenuto nel coperchio dell’acquario, che contiene solitamente le lampade e consente di limitare l’eccessiva evaporazione, oltre ad impedire che la povere possa filtrare all’interno dell’acquario stesso, sporcando l’acqua. L’impianto di illuminazione può essere fatto con tubi a fluorescenza o con lampade al tungsteno: analizziamo entrambi questi sistemi.

Il sistema a fluorescenza consente di utilizzae delle lampade che vengono chiamate a luce diurna, bianco calda o a luce solare, tutte utilizzabili in diverse tonalità di colore, che permettono un maggiore sviluppo delle piante ed una migliore visiblità dei pesci. L’apparecchiatura con lampade al tungsteno ha lo svantaggio di essere piuttosto costosa, infatti le lampade sono di breve durata ed emettono molto calore.

Sindrome da Grande Fratello, anche Fido soffre rinchiuso nella casa

sindrome da grande fratello caniGrande Fratello, siamo arrivati alla decima edizione e non ci si è ancora stufati di vedere ogni anno le stesse facce e tette clonate, le medesime storie strappalacrime riproposte in più salse e le tresche più o meno finte. Aggiungete una bella bestemmia e la pappa è fatta, il reality è in tavola. Non si può certo negare che lo stress psicofisico dello stare rinchiusi tra quattro mura per giorni e giorni, senza privacy, sia il motivo scatenante per cui molti concorrenti danno di matto. Ma lo sapevate che esiste una sindrome da casa anche per gli animali domestici? A quanto pare stare molte ore al giorno all’interno di un appartamento, senza contatti con il mondo esterno, può risultare frustrante per molti animali, al punto da sfociare in veri e propri disturbi comportamentali e in quella che è stata opportunamente ribattezzata Sindrome da Grande Fratello.

Anche l’adeguato apporto di cibo, una fornitura piuttosto ampia di giochi, e addirittura la presenza di un giardino in cui scorrazzare liberi non aiuta quando manca l’interazione sociale, le attenzioni del padrone e soprattutto l’evasione dalle quattro mura o dal solito metroquadro di terreno. Un malessere che si manifesta attraverso sintomi legati al rapporto con il padrone.

I cani e la storia, dai Romani al Rinascimento

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Passando per i lupi e attraversando i culti egiziani e greci arriviamo alla Roma degli Imperi, quella delle conquiste e delle guerre, che proprio durante queste ultime iniziò a utilizzare i cani come fedeli compagni anche sui campi di battaglia. L’impiego dei cani era di due diversi tipi: cane da collegamento e cane da attacco. Per l’attacco e la difesa venivano utilizzati i Molossi, che avevano zanne come tenaglie e attorno al loro collo venivano messi dei collari con lame appuntite, in modo che spesso il nemico scappava ancor prima di affrontre il combattimento con il nemico a quattro zampe. La sorte dei cani da collegamento era di sicuro peggiore. Essi ingoiavano un piccolo tubo di rame in cui veniva racchiuso il messaggio. Una volta arrivato a destinazione il cane veniva ucciso, visto che in guerra non c’era di certo il tempo di aspettare l’espulsione in modo naturale.

L’Impero Romano cadde, i barabri arrivarono e iniziò il Medioevo, periodo in cui ai cani toccò una pessima sorte, vivevano nelle strade, formavano branchi spesso feroci, alla ricerca di cibo, una sorta di regressione alla loro vecchia vita da lupi. Probabilmente i modi di dire negativi, che riguardano i cani, risalgono a questo periodo, “solo come un cane”, “vita da cani”, freddo cane”, “figlio di cane”, “mangiare da cani”.

Riccio africano: conoscere un simpatico animaletto

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Il riccio africano è un simpatico animaletto che in genere abita nei campi o nei boschi, ma che, a differenza di quello che spesso si crede, ama il contatto con l’uomo e che, quindi, può essere un fedele animale domestico. Il nome scientifico di questo animaletto è Atelerix albiventris, ed è originario delle savane e delle foreste africane; è un insettivoro simile ai nostri ricci, con il corpo coperto di spine e con il ventre che presenta una peluria bianca, che da adulto può arrivare a pesare circa 500 grammi, cioè la metà di quelli europei.

I ricci sono animali piuttosto timidi e diffidenti, che a primo impatto tendono a chiudersi formando uno scudo di aculei, ma che, una volta vinta la paura e sopraggiunta la curiosità, sono molto socievoli. Conquistare la fiducia di una riccio africano non è difficile, basta offrirgli dei prelibati bocconcini a base di frutta e miele.

Pur essendo animali solitari, si possono far convivere due esemplari dello stesso sesso, e attenzione: mai mettere due maschi adulti nella stessa gabbia, perché finirebbero con il crearvi (e crearsi) molti problemi. La gabbia ideale nella quale ospitare un riccio africano è un classico terrario, nel quale andrà posizionato, sul fondo, un abbondante strato di lettiera per roditori, mentre è assolutamente dannosa la sabbia per gatti.

Il Geko, questo sconosciuto

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Oggi facciamo al conoscenza di un animale che sempre più spesso entra nelle nostre case, ma del quale si conosce poco o niente: il Geko. Il Gekkonidae fa parte della famiglia dei piccoli rettili, imparentato con le lucertole ed innocuo per l’uomo. La colorazione dei Geki cambia a seconda della zona di appartenenza: così mentre quelli che vivono nei paesi temperati sono di color grigio o beige con una maculazione sottile, quelli che vivono nelle zone più calde, possono avere colori brillanti, tendenti al verde ed al giallo.

Una particolarità del Geko è la presenza delle voce, a differenza degli altri rettili infatti non emette un sibilo ma un vero e proprio verso, che questi animali utilizzano anche l’un con l’altro, non solo quindi in caso di pericolo. Un’altra particolarità riguarda invece le zampe che, grazie alla presenza di cuscinetti, riescono ad aderire a una varietà incredibile di superfici.

La forza attrattiva che tiene i gechi attaccati alle superfici è incredibile, corrispondente a circa 20,1 newton (cioè 2 chilogrammi) il che gli consente per esempio di aggrapparsi ad una foglia dopo una caduta di 10 cm toccandola con una sola zampa!