Gli esemplari di numbat australiano tornano finalmente a crescere dopo un intenso lavoro di salvaguardia. Scopriamo insieme cosa è successo.

Il percorso di rinascita del numbat australiano
Per molti anni il numbat è stato uno dei simboli della fauna australiana più a rischio di estinzione. Questo piccolo marsupiale, riconoscibile per il mantello rossiccio attraversato da strisce bianche e nere e per il lungo muso appuntito, vive esclusivamente in Australia ed è l’unico marsupiale che si nutre quasi esclusivamente di termiti.
Oggi, però, arrivano notizie incoraggianti. Dopo decenni di declino, il numero degli esemplari è tornato a crescere, dimostrando che gli interventi di conservazione possono davvero fare la differenza.
Negli anni Settanta la situazione era drammatica. In natura rimanevano appena circa 300 numbat australiani, confinati in poche aree dell’Australia Occidentale. La principale causa del crollo della popolazione era rappresentata dall’introduzione di predatori come la volpe rossa e il gatto inselvatichito, animali contro i quali il numbat, attivo durante il giorno e poco incline alla fuga, aveva poche possibilità di difendersi.
A questo si aggiungevano la perdita del suo habitat naturale e gli incendi sempre più frequenti, che riducevano le aree boschive dove vive e trova il cibo.
Negli ultimi decenni la situazione ha iniziato lentamente a cambiare. Governi, ricercatori, associazioni ambientaliste e zoo hanno lavorato insieme per proteggere la specie attraverso un programma di conservazione di lungo periodo. Uno dei risultati più importanti è stato il controllo dei predatori introdotti. In molte aree sono stati installati recinti speciali che impediscono l’ingresso di volpi e gatti selvatici, creando veri e propri rifugi sicuri dove gli esemplari possono vivere e riprodursi senza la continua minaccia dei predatori.
Anche i programmi di allevamento in cattività hanno avuto un ruolo fondamentale. Diversi esemplari nati negli zoo sono stati successivamente reintrodotti in natura, contribuendo alla nascita di nuove popolazioni in zone dove il numbat era ormai scomparso da molti decenni. Parallelamente, gli esperti hanno effettuato trasferimenti di animali tra diverse aree protette, aumentando le possibilità di sopravvivenza della specie e favorendone l’espansione.
Sforzo comune per la rinascita

Un altro elemento decisivo? E’ stata la gestione più attenta degli habitat naturali. La conservazione delle foreste di eucalipto, il controllo degli incendi e la tutela dei tronchi caduti, utilizzati dai numbat come rifugio, hanno migliorato le condizioni ambientali necessarie alla loro sopravvivenza. Poiché questi animali si alimentano quasi esclusivamente di termiti, la protezione dell’ecosistema è essenziale anche per garantire la disponibilità della loro principale fonte di cibo.
Grazie a questi interventi la popolazione è aumentata progressivamente fino a raggiungere un numero stimato compreso tra 2.000 e 3.000 individui selvatici. Portando a riclassificarli da specie “in pericolo” a “quasi minacciata“. Si tratta di un traguardo importante, che riconosce i progressi compiuti negli ultimi decenni.
Gli esperti invitano comunque alla prudenza. Il numbat occupa ancora una piccolissima parte del territorio in cui viveva un tempo e continua a essere vulnerabile ai gatti selvatici, alle volpi, alla distruzione dell’habitat e agli incendi sempre più intensi legati ai cambiamenti climatici.