Le pellicce di cani e gatti, divieto di import ed export

di Giulia 1

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Nel 2002 il ministro Sirchia, rendendosi conto del problema pressante ed evidente dell’importazione e vendita di pellicce realizzate con pelliccia di cane e gatto, ha emanato un’importante ordinanza: viene fatto divieto di cani e gatti per la produzione o il confezionamento di pelli, pellicce, capi di abbigliamento e articoli di pelletteria. A tale ordinanza è seguito un regolamento dell’Unione Europea emesso nel 2007.

Oltre a ciò è ovviamente fatto divieto di consentire l’ingresso nel territorio dello stato di pelli e pellicce di tale tipo ed anche oggetti costruiti con tali materiali: nel caso in cui non venga rispettato tale divieto vi sarà una condanna penale, con sequestro e distruzione di tutto quanto raccolto. La condanna penale tuttavia si riferisce unicamente all’inosservanza della legge, non è stato previsto un’inasprimento delle sanzioni, che ci si auspica possa presto essere fato.

È evidente l’importanza assoluta di tale norma: ma nonostante ciò vi sono ancora moltissimi capi che non riportano sull’etichetta una chiara dicitura circa la provenienza della merce. Attenzione dunque quando si acquista un capo dotato di pelo o con rifiniture non ben chiare: dogues du chine, gae wolf, gou-pee, gubi, kou pi, loup d’asie, pemmern wolf, sobaki.

Le pellicce di cane possono essere chiamate anche: special skin, lamb skin, mountain goat skin, sakhon nakhon lamb skin, mentre quelle di gatto etichettate come: goyangi, housecat, katzenfelle, mountain cat, wild cat.

Si tratta di un atto importante che rafforza il divieto verso tali forma di torture, una forma di civiltà verso gli animali, una lotta alla quale tuttavia non ci si deve fermare: sono ancora troppe nel mondo le crudeltà fatte nei confronti degli animali. Nei paesi dell’estremo oriente si allevano ed uccidono quasi due milioni di animali domestici ogni anno per produrre abbigliamento, soprammobili e giocattoli: una barbaria che deve essere fermata. Dedicate un istante alla lettura dell’etichetta la prossima volta che acquistate un capo di abbigliamento, e denunciatene le irregolarità qualora si presentino!

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