La rabbia è una malattia virale che colpisce il sistema nervoso dei mammiferi, compresi cani, gatti e esseri umani. Quali vaccinazioni sono disponibili e cosa fare in caso di sospetto?

Rabbia negli animali
Sebbene oggi in Italia la rabbia sia considerata molto rara grazie ai controlli veterinari e alle campagne di prevenzione, continua a essere una delle zoonosi più pericolose al mondo. Una volta comparsi i sintomi, infatti, la malattia è quasi sempre mortale, sia negli animali sia nelle persone.
Il virus della rabbia si trasmette principalmente attraverso il morso di un animale infetto oppure tramite il contatto della saliva con ferite aperte o mucose. Negli animali i sintomi possono comparire dopo settimane o addirittura mesi dal contagio. I segnali più frequenti includono cambiamenti improvvisi del comportamento, aggressività insolita, paura immotivata, difficoltà a deglutire, salivazione abbondante, problemi di coordinazione e paralisi progressiva.
Non tutti gli animali, però, manifestano una forte aggressività: alcuni possono apparire insolitamente apatici o disorientati. In Italia la vaccinazione antirabbica non è obbligatoria per tutti i cani e gatti che vivono stabilmente sul territorio nazionale. Tuttavia, il vaccino è richiesto in specifiche circostanze, come nel caso di viaggi all’estero o per l’ingresso in alcuni Paesi.
Le autorità sanitarie possono inoltre rendere obbligatoria la vaccinazione in determinate aree qualora venga individuato un caso di rabbia o un rischio concreto di diffusione della malattia. Per gli animali che viaggiano all’interno dell’Unione Europea, la vaccinazione antirabbica rappresenta uno dei requisiti fondamentali per ottenere il passaporto europeo per animali da compagnia.
Prevenzione è fondamentale

La prevenzione rimane lo strumento più efficace per evitare il contagio. È importante evitare il contatto tra animali domestici e fauna selvatica, soprattutto in aree dove potrebbero transitare animali provenienti da Paesi nei quali la rabbia è ancora diffusa. Anche l’introduzione illegale di cani dall’estero rappresenta un fattore di rischio che le autorità monitorano con particolare attenzione.
Se un proprietario sospetta che il proprio cane possa aver contratto la rabbia, deve contattare immediatamente il veterinario senza cercare di gestire autonomamente la situazione. L’animale va mantenuto isolato, evitando qualsiasi contatto con persone e altri animali. È fondamentale non esporsi a morsi o graffi e seguire scrupolosamente le indicazioni delle autorità sanitarie e veterinarie. Saranno gli specialisti a valutare il rischio, disporre eventuali accertamenti e stabilire le misure necessarie.
Nel caso in cui una persona venga morsa o entri in contatto con la saliva di un animale sospetto, è necessario lavare subito la ferita con acqua e sapone e rivolgersi tempestivamente a un medico o a un pronto soccorso. Un intervento rapido consente infatti di avviare la profilassi post-esposizione, una procedura che può prevenire lo sviluppo della malattia.
Grazie ai controlli sanitari e alla collaborazione tra veterinari, istituzioni e proprietari di animali, la rabbia resta oggi sotto controllo in Italia. Ma non bisogna mai smettere di tenere alta la guardia.