Crescono gli attacchi di squali in Australia. E sebbene non sia stato lanciato un vero e proprio allarme gli scienziati stanno studiando il fenomeno per delinearne con certezza le cause.

Più attacchi di squali rispetto al passato
Negli ultimi anni e in particolare in periodi recenti nel 2026, l’Australia ha visto un aumento di notizie su attacchi di squali nei confronti di bagnanti e surfisti, con più incidenti in brevi intervalli di tempo che hanno portato a chiusure di spiagge e preoccupazione pubblica.
Anche se questi avvenimenti sono ancora relativamente rari in termini assoluti, gli esperti stanno cercando di spiegare perché sembrino “aumentare” rispetto al passato e quali fattori ecologici e sociali possano contribuire a questo fenomeno.
Una prima ragione è legata al semplice fatto che oggi ci sono molte più persone che frequentano le acque costiere rispetto al passato. La popolazione australiana è cresciuta notevolmente negli ultimi decenni e, insieme a migliaia di turisti ogni anno, più persone si immergono, nuotano, fanno surf o snorkeling lungo le spiagge.
Di conseguenza, la probabilità che qualcuno si trovi nello stesso posto e momento di uno squalo è più alta rispetto a epoche in cui le spiagge erano meno affollate. Questo non racconta tutta la storia, ma è uno dei motivi per cui i numeri di interazioni registrate tra umani e squali sono più alti.
Anche i cambiamenti ambientali hanno le loro colpe. Le temperature oceaniche stanno aumentando a causa del riscaldamento globale e questo può influenzare la distribuzione di molte specie marine, compresi gli squali.
Diverse le ragioni di questi numeri

Con acque più calde, alcuni predatori marini possono spingersi infatti in aree dove non erano così comuni, oppure prolungare i periodi in cui sono attivi vicino alla costa. Le correnti, i modelli di migrazione e la distribuzione dei pesci che gli squali cacciano possono variare sensibilmente, portandoli più vicino alle zone frequentate dagli esseri umani.
Condizioni locali, come forti piogge e acque torbide, possono avere un ruolo immediato nell’aumento di incidenti in certi periodi. Dopo intense precipitazioni, i fiumi scaricano detriti e nutrienti in mare, attirando piccoli pesci vicino alla riva.
Anche gli squali seguono queste concentrazioni di cibo e si avvicinano alle spiagge. L’acqua torbida riduce anche la visibilità e questi pesci, che spesso si affidano a sensi diversi dalla vista per individuare le prede, possono “confondere” un surfista o un nuotatore con un animale di cui si nutrono, provocando morsi accidentali.
Dobbiamo ricordare che una casistica maggiore è presente anche perché gli incidenti vengono registrati e diffusi con maggiore frequenza. Ora siamo in grado di documentare ampiamente simili avvenimenti.
Non dobbiamo dimenticare un elemento fondamentale: gli squali non “cercano” gli esseri umani come cibo. La maggior parte degli attacchi è considerata non provocata e si verifica perché l’animale confonde un nuotatore o un surfista con la propria preda naturale.