Primo caso al mondo di bimba sopravvissuta ad una cubomedusa

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L’attacco di una “cubomedusa” lascia poche vie di scampo, anzi, fino ad oggi nessuna. Non esiste essere umano sulla terra che abbia mai potuto raccontare che cosa significhi trovarsi vicino da un esemplare assolutamente letale. Solo una bambina, nei giorni scorsi, ha impressionato tutto il mondo per essere riuscita nell’impresa da supereroi, una sorta di Harry Potter al femminile che riesce a sconfiggere “il male”, insomma. La vicenda è accaduta in Australia, ad una ragazzina di dieci anni che ha avuto un incontro ravvicinato con quella che viene anche detta “vespa di mare”. Quest’ultima, dotata di pericolosissimi tentacoli, può uccidere un essere vivente in meno di tre minuti, provocando un attacco cardiaco. La scienza non sa spiegarsi come abbia fatto questa ragazza a rimanere soltanto con una manciata di cicatrici, seppur poco estetiche e senza danni irreversibili per la sua salute.

Si calcola che, ogni anno, la cubomedusa faccia più vittime degli squali e, quindi, quello avvenuto nel dicembre scorso a Rachael Shardlow sa di miracoloso. Stava nuotando nel fiume Callipe, vicino Gladstone nel Queensland, quando si è trovata con le gambe totalmente avvolte dalla creatura marina ed è stata tratta in salvo dall’acqua, dal fratello tredicenne. Le sue condizioni sono apparse subito gravi, in quanto non respirava bene, non vedeva e poi ha perso conoscenza, ma dopo sei settimane in ospedale sono rimasti solo dei segni sulla pelle a testimoniare quanto avvenuto.

Nonostante gli zoologi continuano a confermare che le bruciature di questo tipo di medusa non possono far sopravvivere un uomo, questa volta dovranno ricredersi e, in più, la bambina non ha riportato alcun danno cerebrale, nonostante la sua memoria a breve termine, presenti ancora qualche problema. Non è sempre facile, tra l’altro, individuarle: alcune sono piccole come un’unghia, ma mostrano ugualmente dei tentacoli fino a tre metri.

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