Orso Dino, questa volta in pericolo è proprio lui

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orsogrande

Da predatore a rischio di diventare preda: la vita è così, imprevedibile e, per molte specie, anche piuttosto pericolosa. Ne sa qualcosa l’Orso Dino, ormai braccato da tempo e protagonista, a volte positivo e altre negativo, di quotidiani e social network. La paura degli abitanti dell’altopiano di Asiago, non è solo per i poveri asini che continuano a morire dilaniati dalle sue zanne e dagli artigli appuntiti, ma il timore è che possa rivoltarsi pure contro l’uomo. Del resto è un animale selvatico e si sente anche stretto in una morsa, inseguito da giorni e con un radio collare che si porta dietro pure se funziona male. Di contro, su facebook sono 15mila i fans che hanno realizzato anche delle magliette con il suo nome al fine di difenderlo. Ma tra chi lo credeva già morto e chi poco si fida di un essere che può diventare anche molto feroce, il rischio alla fine sembra che sia più per lo stesso Dino.

Vagabondando, del resto, sembra aver ritrovato l’appetito: adora asini e pecore, ma ha mostrato di gradire oltre agli equini anche le galline e non si è fatto problemi ad andare a caccia  vicino alle strade molto trafficate dalle automobili.Il rischio è piuttosto reale soprattutto pr coloro che abitano nei boschi o nelle zone limitrofe che hanno praticamente dichiarato guerra al plantigrado: “O lo portano via o lo ammazziamo noi, dicono. Non possiamo vivere con l’incubo di vedere i nostri animali sbranati o, peggio, rischiare che ci uccida“.

Insomma  ormai per tutti “Dino è l’assassino” e per questo “Bisogna evitare che faccia altri danni“, ha riferito l’assessore veneto alla Caccia e protezione civile Daniele Stival. Quest’ultimo, con la Prefettura di Vicenza, ha organizzato un incontro tecnico ad Asiago per cercare di risolvere, una volta per tutte, la situazione. Di solito gli orsi non attaccano l’uomo, ma come conferma lo stesso Stival: “il caso dimostra che alcuni esemplaripossono prendere cattive abitudini come quella di predare animali domestici o di avvicinarsi troppo ai centri abitati”.

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