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Alca impenne, cosa è e perché se ne parla

L’alca impenne, conosciuta scientificamente come Pinguinus impennis, è uno degli animali estinti più emblematici della storia recente. E c’è una ragione perché ciclicamente se ne parla con molta attenzione.

Cosa era l’alca impenne

Essenzialmente è uno degli ultimi animali che si sono estinti prima della nascita di una coscienza ecologica da parte dell’uomo. E di conseguenza prima che potesse essere messa in atto una strategia di conservazione.

Spesso viene descritta come “il pinguino dell’Atlantico”, anche se non aveva alcun legame diretto con i pinguini dell’emisfero sud. Il suo aspetto, però, poteva trarre in inganno. Aveva corpo robusto, piumaggio bianco e nero, postura eretta e incapacità di volare. Proprio questa somiglianza ha influenzato il nome dei pinguini moderni che furono chiamati così dai marinai europei per somiglianza con l’alca impenne.

Questo grande uccello marino viveva lungo le coste dell’Atlantico settentrionale, tra il Canada, la Groenlandia, l’Islanda, le isole britanniche e parte dell’Europa settentrionale. Frequentava soprattutto isole rocciose e scogliere isolate, dove si radunava in colonie numerose durante il periodo riproduttivo.

In mare era un nuotatore davvero incredibile. Le sue ali, troppo piccole per permettergli di volare, erano perfettamente adattate al nuoto subacqueo. Con movimenti rapidi e potenti riusciva a inseguire e catturare pesci, che costituivano la base della sua alimentazione.

L’alca impenne poteva raggiungere circa 75-85 centimetri di altezza e pesare fino a 5 chilogrammi: dimensioni notevoli per un uccello incapace di volare. Il dorso era nero lucido, mentre il ventre era bianco, una colorazione che la aiutava a mimetizzarsi in acqua. Un dettaglio distintivo era una macchia bianca tra l’occhio e il becco, ben visibile durante la stagione riproduttiva. Il becco, grande e robusto, presentava scanalature evidenti ed era uno strumento efficace per afferrare le prede.

Estinzione legata all’uomo

Nonostante la sua abilità in mare, sulla terra l’alca impenne era goffa e vulnerabile. Proprio questa caratteristica ha contribuito alla scomparsa. Per secoli, dobbiamo ricordarla, fu cacciata intensamente dai marinai e dai pescatori che la consideravano una risorsa facile da sfruttare. La carne veniva consumata, le piume utilizzate per imbottire cuscini e materassi, mentre le uova erano raccolte in grandi quantità. Essendo incapace di volare e poco timorosa dell’uomo, l’alca impenne era una preda semplice.

La pressione della caccia aumentò tra il Settecento e l’Ottocento, quando la richiesta di piume e di esemplari per collezioni scientifiche divenne sempre più alta. Le colonie si ridussero drasticamente fino a scomparire del tutto. Gli ultimi due esemplari noti furono uccisi nel 1844 sull’isola di Eldey, in Islanda, segnando ufficialmente l’estinzione della specie.

La storia dell’alca impenne è oggi un simbolo dei danni che l’uomo può provocare quando sfrutta senza limiti le risorse naturali. La sua scomparsa è un monito importante sulla necessità di proteggere le specie a rischio e di preservare gli ecosistemi marini.

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