Una chiesa di Torino sfratta gli animalisti

 
Tippi
2 dicembre 2011
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Una chiesa di Torino, la parrocchia di San Giorgio di via Spallanzani, ha deciso di sfrattare dopo oltre 10 anni, il mercatino “Boby Bazar”, che si teneva 1 volta all’anno e il cui ricavato veniva devoluto a sostegno dei cani e dei gatti ospiti del rifugio “Arca di Piera”.

La decisione è piombata con un fulmine a ciel sereno, gli animalisti speravano in un ripensamento da parte della chiesa, ma il parroco Don Carlo Bertola è stato inamovibile. Come ha spiegato:

Si tratta di una scelta normalissima, dettata da mere ragioni pratiche. Semplicemente avevamo bisogno di quegli spazi per le attività con i giovani a cui eravamo stati costretti a rinunciare proprio a causa di Boby bazar. E’ una questione di priorità: secondo noi meritano più spazio le persone che gli animali.

Sono certa che San Francesco, al solo sentire queste parole, si sia rivoltato letteralmente nella tomba, lui che professava l’amore per l’interno universo, animali compresi. Non sono forse creature di Dio al pari degli esseri umani? E mi fa specie che una simile corbelleria (per non dire altro) esca proprio dalla bocca di un uomo che dovrebbe farsi portavoce del messaggio evangelico.

Secondo i volontari la scusa del bisogno di spazi tirata in ballo dal parroco non regge, anche perché il mercatino di beneficenza si teneva 1 settimana l’anno all’interno della palestra, mentre gli scatoloni venivano sistemati in un magazzino minuscolo. E questo, sarebbe tutto l’ingombro? Con molta franchezza, anch’io faccio fatica a credere alla motivazione addotta dal parroco. Come spiega un animalista dell’associazione:

La verità è che la parrocchia non voleva più essere associata a un’iniziativa benefica a favore degli animali.

Ora si sta già cercando un’altra location per il prossimo anno, gli animalisti, infatti, non si arrendono e confidano nell’aiuto dei 700 visitatori di quest’anno, magari una parrocchia di più larghe vedute, che non si vergogni di fare del bene anche agli animali…

[Fonte|La Stampa Photo Credit|ThinkStock]

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